MERCEDES-BENZ CLA
MERCEDES-BENZ CLA SHOOTING BRAKE
Dopo la versione berlina a 3 volumi, la nuova CLA si presenta nella gradevole variante ShootingBrake, che segue – esteticamente parlando – il linguaggio stilistico introdotto dalla CLS Shooting Brake e dalla prima CLA Shooting Brake. Ne sono previste due varianti di alimentazione, elettrica e full-hybrid, esattamente come nel caso della 4 porte. Al debutto è disponibile solo la Shooting Brake completamente elettrica, con un listino prezzi italiano a partire da 58.068 euro per la versione 250+ e da 63.668 euro per la 350 4Matic e la disponibilità di quattro allestimenti, per offrire la massima libertà di scelta. I dati salienti riguardano l’eccezionale autonomia, fino a 768 km nel ciclo combinato WLTP, il che la rende ideale tanto per l’impiego quotidiano quanto per i lunghi viaggi, di piacere e di lavoro, e i tempi di ricarica molto contenuti, con 315 km di percorrenza recuperati in soli 10 minuti di rifornimento in corrente continua da colonnine ultrafast.
FIAT GRANDE PANDA HYBRID
FIAT GRANDE PANDA HYBRID
La 5 porte Fiat è concreta nei contenuti e sfiziosa nello stile, un po’ come la sua (piccola) progenitrice di 45 anni fa. Consuma poco e fa tanta strada con un pieno, offrendo in abitacolo tutto lo spazio che serve a una famiglia. E costa il giusto.
Ha le dimensioni di una vecchia Punto ma l’altezza da terra di una Panda 4×4. Adotta un “milledue” ibrido-benzina ma consuma come un diesel (22-23 km/litro reali durante la nostra prova). E per non farsi mancare niente propone citazioni stilistiche dotte che richiamano alla mente, per chi c’era, la Panda di Giugiaro e De Benedetti, quella del 1980, o meglio, il restyling della versione a trazione integrale, con le scritte in bassorilievo, allora sul portellone, adesso nella zona inferiore della fiancata. Ma vale quel che costa, la nuova Grande Panda? Diciamo subito che la versione da noi testata, quella di lancio denominata La Prima, non è proprio a buon mercato, visto che il suo listino parte da 23.900 euro. D’altra parte, l’entry level Pop, senza supporto ibrido e con cambio manuale a 6 marce, proposto a 16.900 euro, è davvero troppo sguarnito in rapporto alle dotazioni cui s’è abituata la clientela in questi anni. Per cui bisognerebbe orientarsi sulla Icon mHEV, a 20.400 euro, 1350 euro in più rispetto alla variante più ricca della Pandina, il modello compatto (e privo del cambio automatico, standard invece sulla Grande Panda Hybrid sotto forma di un doppia frizione a 6 marce) prodotto a Pomigliano d’Arco e più volte ringiovanito nello stile e nei contenuti. Con la Icon sono di serie il sistema multimediale, gli alzacristalli elettrici su tutte e 4 le porte e il cruise control che, se utilizzato con attenzione e buon senso, fa risparmiare parecchia benzina.
ABITABILITÀ E BAGAGLIAIO SODDISFACENTI
Lo spazio a bordo per 5 persone e per i relativi bagagli per un weekend non manca (il volume baule è di 412, ampliabile a 1366 dmc abbattendo il divano posteriore, davvero non male e superiore a quello della stessa Fiat 600 che nasce sulla medesima piattaforma), l’accessibilità è buona davanti e discreta dietro (le porte posteriori sono un po’ strette), le prestazioni interessanti, con 160 km/h di velocità massima e 11,2 secondi nello scatto da 0 a 100 km/h. E con il serbatoio da 44 litri si percorrono quasi 900 km a seconda dello stile di guida e degli itinerari da affrontare: abbiamo rilevato un consumo inferiore ai 5 litri di benzina ogni 100 nel corso della nostra prova. Bene anche le sospensioni, che assorbono senza fare un plissé le asperità della strada e concedono passaggi sullo sterrato senza scomporsi. La loro morbidezza favorisce il comfort ma sconsiglia la guida sportiva, cui peraltro l’auto non è portata.
LE DOTAZIONI SPECIFICHE DELLA VERSIONE LA PRIMA
Vi starendo chiedendo a questo punto perché l’allestimento La Prima costi parecchio più della Icon e della Pop? Perché offre di serie navigatore, barre portatutto sul tetto, ruote in lega leggera, climatizzatore automatico, retrovisori ripiegabili elettricamente, sensori di parcheggio anteriori (i posteriori sono standard su tutta la gamma), retrocamera e vetri posteriori oscurati. Attenzione però: se viaggiate spesso in 3 con tanti bagagli le Icon e Pop mancano del divano posteriore ripiegabile in due parti asimmetriche, di serie invece sulla La Prima: una dotazione che per tante famiglie fa la differenza.
Cambiano invece poco, da versione a versione, gli ADAS: monitoraggio attenzione conducente, frenata automatica d’emergenza, rilevamento segnaletica stradale e sistema di mantenimento corsia sono di serie su tutta la gamma. Ed è una buona notizia per tutti.
QUALCHE DETTAGLIO SIMPATICO ALL’INTERNO
Il 3 cilindri turbobenzina mild-hybrid 48 Volt da 1199 cc e 110 CV, con distribuzione a catena, è un po’ rumoroso e non esente da vibrazioni anche se vanta un’ottima “empatia” con il motore elettrico, che gli fornisce uno spunto valido in partenza e che lo mette a riposo in molte circostanze, specie se si è accorti nell’agire sul pedale dell’acceleratore, usando particolare delicatezza. Il cambio a doppia frizione, dagli innesti dolci e con 6 marce, ha un comando elettroattuato che richiede di fermarsi prima di mettere la retromarcia passando dal Neutral. E i materiali impiegati per l’abitacolo sono per lo più in plastica rigida, anche se alcuni dettagli, come la miniatura della Panda prima serie sul bordo destro del quadro strumenti, sono simpatici e davvero riusciti.
In conclusione: si chiama Grande Panda ma è in tutto e per tutto l’erede della Punto. Con buona pace di chi rimpiange la 2 volumi torinese nata nel 1993…
PORSCHE CAYENNE COUPÈ E-HYBRID
PORSCHE CAYENNE COUPÈ E-HYBRID
Perfetta compagna di viaggio negli spostamenti di lavoro e nelle occasioni private, rappresenta un cocktail ben riuscito tra sostenibilità, prestazioni e fruibilità quotidiana. L’abbiamo provata sulle strade della 1000 Miglia, visitando un resort 5 stelle lusso a picco sul Garda
Quando fece il suo debutto sul mercato, nel 2003, la Porsche Cayenne inventò dal nulla una nuova nicchia di mercato, quella delle SUV ad alte prestazioni che non rinunciavano però a ottime performance in fuoristrada. Vent’anni e due generazioni dopo la 4×4 tedesca conserva i suoi primati, anche se ha nel frattempo rivoluzionato il suo approccio al mercato, facendosi più sostenibile e meno modaiola , se così si può dire. Il cocktail delle sue caratteristiche, stradali e offroad, si è evoluto privilegiando la capacità di dominare l’asfalto e di danzare tra le curve, meglio ancora nella versione Coupé oggetto della nostra prova, che dà subito l’idea di un maggior dinamismo. L’offerta tecnica, da parte sua, è ormai declinata alla pari tra versioni ibride plug-in e varianti termiche, con queste ultime che spaziano da 353 a 500 CV di potenza, mentre le prime coprono un range da 470 CV (la Coupé E-Hybrid 3 litri 6 cilindri protagonista di questo approfondimento) a 740 CV di potenza combinata per la Turbo E-Hybrid 4 litri 8 cilindri che vanta anche una coppia di ben 950 Nm e una velocità massima di 295 km/h, passando per la S E-Hybrid da 520 CV e 750 Nm.
UN RESTYLING BEN RIUSCITO
L’attuale generazione della Cayenne è la prima a essere proposta anche in configurazione Coupé e, con l’aggiornamento di metà ciclo di vita della primavera 2023, ha saputo evolversi in modo significativo da tutti i punti di vista: stile, contenuti, connettività. Partiamo dall’estetica: nella vista frontale spicca il nuovo scudo paraurti che si collega otticamente ai parafanghi più arcuati, al cofano ridefinito e ai fari full-LED (optional gli HD Matrix) dal design tecnico, tutti elementi che enfatizzano la larghezza della vettura, 1983 mm. I gruppi ottici posteriori dal disegno tridimensionale, le superfici pulite e la nuova sezione inferiore posteriore con portatarga integrato caratterizzano il posteriore della Cayenne model-year 2025, dove la scritta Porsche nell’elemento di congiunzione dei gruppi ottici quasi scompare nel segno di una discrezione forse sconosciuta alle prime Cayenne. Poco pratico semmai il tasto di azionamento dei fari, nascosto nella zona sinistra della plancia, vicino al pulsante di avviamento: in partenza le luci si commutano automaticamente nella posizione Auto ma per poter viaggiare sempre con gli anabbaglianti accesi occorre premere due volte il comando.
PIÙ STRADALE CHE FUORISTRADA
Inedito, per la Cayenne, il posizionamento del selettore del cambio automatico, a 8 rapporti con funzione Brake per accentuare la frenata rigenerativa e modalità manuale-sequenziale gestita dai bilancieri al volante: è anch’esso sulla plancia, alla destra del quadro strumenti, soluzione (analoga a quella utilizzata sulla 911 della generazione 992) che ha liberato spazio sul tunnel per ospitare vani portaoggetti più capienti, compresa la piastra per la ricarica induttiva del telefono. Rispetto alla prima Cayenne del 2002 manca il riduttore, segno di un passaggio dall’anima più fuoristradistica del modello primogenito al DNA da SUV dell’attuale modello che, con la motorizzazione ibrida plug-in, vede più che dimezzarsi la capacità di guado, da 475 mm a 225 mm, rispetto alla versione non elettrificata a parità di sospensioni pneumatiche (25 mm in più per gli esemplari dotati di sospensioni con molle in acciaio).
ASSISTENTI ALLA GUIDA? SÌ, MA NON INVASIVI
Comfort e sicurezza risultano ulteriormente migliorati, con il climatizzatore quadrizona opzionale dotato di un sensore della qualità dell’aria e di un’interfaccia con il sistema di navigazione per attivare automaticamente la funzione di ricircolo. Il cruise control adattivo si avvale inoltre dell’assistente attivo per i limiti di velocità, cui si aggiungono le funzioni di mantenimento della traiettoria, gestione curve e il Porsche InnoDrive per una guida più rilassata e sicura. Da parte loro, le nuove sospensioni pneumatiche adattive con tecnologia a 2 camere e 2 valvole, anch’esse opzionali, rendono la guida ancora più coinvolgente e riposante grazie al loro smorzamento morbido, ideale per la guida su asfalto e sterrato, e la precisione di guida, visto che riducono i movimenti della carrozzeria nel misto e propongono una differenziazione ancora più netta della loro attività tra le modalità di guida Normal, Sport e Sport Plus (selezionabili tramite la piccola manopola sulla corona del volante.
UN SALOTTO SU MISURA
L’abitacolo della “nostra” Cayenne Coupé si presenta ampiamente personalizzato, con il rivestimento in pelle bicolore nero e gesso dei sedili, con il riscaldamento delle poltrone anteriori e del divano posteriore, con la ventilazione dei sedili anteriori, dotati a loro volta non solo di tutte le principali regolazioni elettriche ma anche di fianchetti registrabili in zona fianchi e cosce, per renderli avvolgenti come su una race-car. Altre “coccole” a richiesta ma presenti sull’auto provata sono il volante riscaldabile e gli stemmi Porsche sui poggiatesta anteriori, mentre la pedaliera in acciaio sottolinea il DNA sportivo di un modello che, pur nella sua sostenibilità, non perde di vista le origini della Casa di Zuffenhausen. Il Bose Surround System, optional, è in grado di trasformare la Cayenne Coupé in una sala da concerto, completando l’intrattenimento a bordo che, per il passeggero anteriore, è fornito anche dallo schermo da 10 pollici sul lato destro della plancia e caratterizzatore da un inibitore che impedisce al conducente di distrarsi guardando i file video selezionati da chi gli siede a fianco.
FINO A 90 CHILOMETRI IN ELETTRICO
Il propulsore a 6 cilindri a V di 90 gradi e 3 litri di cilindrata costituisce la base della catena cinematica della Cayenne E-Hybrid. In combinazione con un nuovo motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 130 kW (pari a 176 CV), la potenza del sistema raggiunge i 346 kW (470 CV). Dotato di una batteria ad alto voltaggio con una capacità aumentata di 25,9 kWh rispetto ai 17,9 kWh del predecessore, il veicolo raggiunge ora un’autonomia puramente elettrica fino a 90 chilometri secondo il ciclo WLTP, a seconda degli equipaggiamenti. Il caricabatterie di bordo da 11 kW riduce il tempo di ricarica presso una fonte di alimentazione adeguata a circa 2 ore e 40 minuti, nonostante la maggiore capacità della batteria.
QUATTRO RUOTE STERZANTI OPTIONAL
Su strada la Cayenne Coupé ibrida “entry level” mostra un dinamismo degno del marchio di Stoccarda nonostante il peso di 2455 kg a vuoto, 370 kg in più della corrispondente versione non elettrificata. Merito anche di un paio di dotazioni extra che, assieme, costano poco più di 4mila euro ma che cambiano notevolmente il carattere della vettura: l’asse posteriore sterzante, in grado di esaltare, soprattutto sui percorsi di montagna, la maneggevolezza di un’auto che sfiora i 5 metri di lunghezza risultando d’aiuto tra l’altro anche in fase di parcheggio (riduce il diametro di sterzata), e le sospensioni pneumatiche autolivellanti adattive con regolazione dell’altezza, che permettono di viaggiare su una “bolla virtuale” (o su una nuvola, se preferite) quanto ad assorbimento delle asperità ma che consentono anche di ottimizzare l’aerodinamica dell’auto, per esempio abbassandosi di qualche centimetro in base all’andatura. Sull’esemplare in prova, dotato di ruote in lega da 21 pollici (modello RS Spyder Design), anche l’appoggio a terra è risultato di alto livello, ben coadiuvato da pneumatici estivi Pirelli PZero con misure specifiche per i due assali, 285/45 ZR21 davanti e 315/40 ZR21 dietro. Possente l’impianto frenante, che si avvale di dischi anteriori da 390 mm e posteriori da 358 mm, con pinze a 6 pistoncini all’avantreno e a 4 al retrotreno, per spazi d’arresto contenuti e una resistenza all’affaticamento esemplare.
Imparando a gestire le percorrenze in modalità puramente elettrica, la Cayenne E-Hybrid si può rivelare anche un’eccellente “nave scuola” per passare alla guida a emissioni zero allo scarico. E quando si decide di pilotare e non solo di guidare, la SUV coupé di Porsche ricaricabile alla spinta mette pur sempre a terra uno 0-100 km/h in 4,9 secondi, uno 0-200 km/h in 18,2 secondi e una punta massima di 254 km/h.
LEFAY RESORT LAGO DI GARDA
Immergersi nei piaceri della vita e del gusto in ambienti da mille e una notte, a 90 minuti da Milano e da Bologna. Un luogo incantevole sospeso sul Garda che custodisce spazi raffinati per soggiorni indimenticabili.
Una spettacolare vista sul Lago di Garda, là dove il Benaco si stringe per puntare dritto verso il Trentino, lasciandosi alle spalle la pianura e le campagne del Bresciano e del Veronese. I comfort da mille e una notte di un hotel 5 stelle lusso, dotato di camere e suite con superfici che raggiungono i 600 metri quadrati e offrono coccole irripetibili come le Jacuzzi interne ed esterne su terrazze private con un colpo d’occhio panoramico verso l’incantevole Riviera dei Limoni. Il relax e tutte le attenzioni di una beauty farm del livello più alto nella Spa: un esclusivo tempio del benessere di oltre 4300 metri quadrati, dove mente e corpo si rigenerano riscoprendo le emozioni più autentiche, con la possibilità di trattamenti personalizzati per ogni ospite. Tutto questo all’interno di un parco da 11 ettari immersi tra dolci colline e terrazze naturali di boschi e uliveti da cui si gode una meravigliosa vista sul Garda. Questo e molto altro è Lefay Resort Lago di Garda, un gioiello dell’ospitalità che sorge sopra Gargnano, sponda lombarda del Benaco, il luogo ideale per chi ha ancora voglia di stupirsi, per chi in una vacanza ama perdersi per poi ritrovarsi. La struttura sorge infatti in un parco naturale protetto, il Parco Alto Garda Bresciano, una Zona di Protezione Speciale della Rete Natura 2000, principale strumento per la conservazione della biodiversità dell’Unione Europea.
RILASSARSI IN SUITE DA 50 A 600 METRI QUADRATI
Il cuore dell’offerta del Lefay Resort Lago di Garda è rappresentato dall’eccelsa ospitalità che si fonda su spazi ampi e accoglienti arredati con gusto e raffinatezza. L’emozione della natura entra in ogni stanza: tessuti naturali e pregiati materiali locali convivono con tecnologie avanzate per rendere ogni soggiorno indimenticabile. Le Prestige Junior Suite da 50 metri quadrati, luminose e spaziose, si trovano al piano terra e si aprono sul giardino, affacciato direttamente sul Lago di Garda, per memorabili momenti di tranquillità e benessere. Stessa superficie per le Deluxe Junior Suite, che però si trovano al primo piano e dispongono di un balcone privato da cui si ammira una splendida vista sul lago: la soluzione perfetta per chi è alla ricerca della massima privacy in un’atmosfera suggestiva e rilassante. Le Family Suite da 73 metri quadrati sono ideali per una vacanza con i figli o per chi ha l’esigenza di avere due bagni e due camere da letto separate, all’interno dello stesso ambiente. Le Exclusive Suite da 83 metri quadrati regalano la libertà di un living room privato, il piacere di una Jacuzzi vista lago e una serie di servizi esclusivi dedicati, per far sentire ogni ospite al centro di una grande emozione. L’incanto di una vista senza paragoni che si gode dalle Sky Suite, 134 metri quadrati di superficie, coniugano privacy e relax grazie ad un ampio living room, una sauna privata e la Jacuzzi esterna situata in una terrazza panoramica tra lago e cielo. Con Royal Pool e Spa Suite, da 350 a 600 metri quadrati, si raggiunge la massima espressione del nuovo lusso Lefay: si affaccia su un giardino privato e una piscina Infinity a uso esclusivo con vista lago e offre servizi unici come l’area Private Spa e il servizio di concierge dedicato.
UNA CUCINA VITALE IN CHIAVE GOURMET
Lefay Vital Gourmet valorizza la dieta mediterranea e i sapori più autentici del territorio. Le materie prime di stagione, l’olio extravergine d’oliva, gli agrumi del lago e le erbe aromatiche degli orti locali, per una cucina vitale e leggera. Al Lefay Resort Lago di Garda la ristorazione raggiunge livelli sublimi. Con una terrazza sospesa sul Benaco e una vista unica, Gramen è il ristorante mediterraneo in cui regna il rispetto per la Terra e per noi stessi firmato dall’Executive Chef stellato Matteo Maenza. I due menù degustazione sono rispettivamente ispirati al Giardino Energetico Terapeutico e al mondo acquatico, con piatti di pesce di mare e di lago. Al Ristorante La Limonaia un ambiente luminoso dal design leggero, il cui gioco di geometrie rievoca le tradizionali limonaie offrendo uno spazio dedicato alla convivialità, si apprezza la cucina d’ispirazione mediterranea che rinnova ed esalta la tradizione classica italiana. A completamento dell’offerta, il Pool Bar permette trascorrere una piacevole giornata a bordo piscina, in un’oasi sospesa tra cielo e lago, sorseggiando il drink preferito o assaggiando uno snack, mentre il Lounge Bar, con le sue luci soffuse, le note del pianoforte e il meglio dei cocktail e dei liquori internazionali, offre agli ospiti la possibilità di immergersi in un’atmosfera sofisticata e seducente, incorniciata dallo splendido tramonto sul lago che si ammira dalla terrazza.
QUANDO OSPITALITÀ FA RIMA CON SOSTENIBILITÀ
Sostenibilità è un tema che affrontiamo ormai quotidianamente, e non solo noi di Green Mobility Auto&Travel: qui al Lefay Resort Lago di Garda sostenibilità si coniuga con esclusività nell’ottica di fare qualcosa cui gli altri non hanno ancora pensato, creando qualcosa per pochi che faccia bene a tutti. A partire dalla bioarchitettura: un design integrato nel territorio e ispirato alle limonaie, costruzioni tipiche utilizzate per la coltivazione dei limoni, caratterizzate da pilastri in pietra e legno. La struttura si inserisce nella morfologia del paesaggio con un impatto visivo ridotto al minimo. Gli interni utilizzano materiali naturali del territorio nel pieno rispetto della natura. Una centrale tecnologica produce energia elettrica, calore e raffrescamento attraverso fonti pulite e rinnovabili quali biomassa, cogenerazione e pannelli fotovoltaici, per una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 1130 tonnellate l’anno. La raccolta dell’acqua piovana e la gestione della lavanderia sono orientate al massimo risparmio idrico.
McLAREN ARTURA
McLAREN ARTURA
Una supercar da 700 CV e 330 km/h capace di muoversi nel totale silenzio nella natura e nel caotico traffico cittadino. La biposto inglese prende a prestito la tecnologia ibrida delle sue hypercar Speedtail e P1 e l’impiego estensivo della fibra di carbonio
Nei suoi sessant’anni di storia la McLaren ha saputo interpretare al meglio il duplice ruolo di Costruttore di vetture da competizione e di Casa automobilistica dedita alle supercar ad altissime prestazioni. Oggi McLaren sta raggiungendo i migliori risultati in entrambi i ruoli, con una netta dominanza nel Campionato del Mondo di Formula 1 e con una gamma di vetture ultra-high performance che trova poche analogie con quanto proposto dalla concorrenza.
Accanto alle 4 litri V8 biturbo da 635 CV (la GTS) e da 750 CV (le 750S in configurazione coupé e spider), la Casa inglese propone le Artura, coupé e roadster, con cui mette su strada (o in pista, fate voi) una power-unit ibrida ricaricabile alla spina da ben 700 CV complessivi, ottenuti dall’unione del V6 biturbo da 3 litri di cilindrata da 605 CV e del motore elettrico da 95 CV, che le permette di avanzare a emissioni zero per circa 33 km a non più di 130 km/h. Quello che ci è bastato per il breve tratto autostradale percorso per raggiungere da Milano l’uscita di Capriate San Gervasio della A4, prima di dirigerci verso le Prealpi Orobiche, dove ad attenderci c’era Cascina Drezza, la raffinata azienda agricola della famiglia milanese Zanchi, “casa” di pregiate “bollicine”. Per la cronaca, 330 km/h è invece la punta massima raggiungibile in modalità ibrida.
TUTTE LE COMODITÀ DELLA GUIDA IN ELETTRICO MA…
In effetti, per chi fosse abituato a vetture strapotenti con motore esclusivamente a combustione interna ha quasi del soprannaturale procedere a velocità autostradale senza sentire alcun rumore di meccanica: la Artura in effetti rappresenta un unicum in casa McLaren, essendo il solo modello elettrificato nella gamma attuale. Elemento che nulla toglie alle caratteristiche di base della vettura, dotata come le altre supercar “papaya” di telaio monoscocca in fibra di carbonio (con cella di sicurezza per la batteria di trazione specifica per le Artura) e porte apribili verso l’alto, con un effetto scenico non inferiore alla praticità di un sistema che consente di entrare e uscire dall’auto anche in presenza di spazi stretti intorno alla vettura. Diciamo pure che le finalità dell’ibrido, contenimento dei consumi a parte (non proprio una priorità per questo genere di clientela), possono riassumersi nell’avviamento in elettrico, il che permette di uscire dal garage di primo mattino senza svegliare tutto il vicinato, nella comodità della guida elettrica nel traffico cittadino e nella possibilità di procedere, se la batteria è carica, per brevi tratti autostradali a velocità codice, visto che in modalità elettrica la Artura non supera il limite imposto per lo meno in Italia e nelle vicine Austria e Francia.
…PRESTAZIONI DA AUTENTICA SUPERCAR
L’Artura porta i vantaggi di un propulsore ibrido ad alte prestazioni, precedentemente impiegato da McLaren nella McLaren P1 e nella Speedtail, a una supercar prodotta in serie. Lo schema dell’Artura combina un propulsore V6 3 litri biturbobenzina e un motore elettrico a flusso assiale (E-motor) leader del settore, integrato in una trasmissione a 8 marce, con un pacco batteria agli ioni di litio. La potenza combinata del propulsore ibrido ad alte prestazioni è stata aumentata nell’Artura model-year 2025 a 700 CV e 720 Nm, con la coppia del motore elettrico, 225 Nm, che garantisce una risposta istantanea
dell’acceleratore sommandosi ai 585 Nm espressi dal V6 3 litri biturbobenzina. Il passaggio da 0 a 100 km/h richiede solo 3 secondi netti mentre per arrivare a 300 km/h da fermo le bastano soli 21,5 secondi. Il design altamente efficiente e il propulsore della Artura sono alla base di un consumo di carburante di 4,8 litri ogni 100 km nel ciclo misto UE WLTP, un valore non proprio realistico nell’impiego comune visto che presuppone la partenza con batteria carica al 100% e una percorrenza di soli 100 km, ma pur sempre indicativo dell’efficienza della vettura.
QUATTRO DRIVE MODE PER OGNI ESIGENZA
La McLaren Artura dispone di quattro modalità di propulsione, che soddisfano ogni esigenza di guida e che sono impostabili tramite un selettore sul bordo destro del quadro strumenti digitale: E-mode, Comfort, Sport e Track. La modalità E è quella predefinita per l’avviamento silenzioso e la guida completamente elettrica a emissioni zero. In modalità Comfort, il motore biturbobenzina V6 funziona in tandem con il motore elettrico, con la massima assistenza per il risparmio di carburante. Nella modalità Sport, il motore elettrico fornisce la coppia ai bassi regimi, mentre il V6 mira alle massime prestazioni. La modalità Track offre la stessa combinazione di potenza ibrida, con un software di trasmissione che garantisce cambi di marcia più rapidi. Il passaggio dalle modalità di guida Electric a Comfort, Sport o Track è stato migliorato sulle Artura dell’attuale model-year rispetto agli esemplari di prima generazione.
SONORITÀ INCONFONDIBILI IN SPORT E TRACK
Non è tutto: il rumore di aspirazione e di scarico è stato ottimizzato per tutte le condizioni di guida; il sistema di scarico, in particolare, è stato ulteriormente migliorato sulla Artura modello 2025. Il sistema rivisto è dotato di valvole e incorpora un risonatore sintonizzato e una forma conica verso l’alto dei tubi di scappamento per perfezionare ulteriormente la nota del motore ai regimi medio-superiori. Ciò fornisce un sound “più pulito”, ancora più godibile a finistrini abbassati e nel caso della Artura Spider, a tettuccio aperto. Sulle Artura è inoltre disponibile uno scarico sportivo opzionale, in grado di offrire un tono più chiaro e definito grazie all’impiego di un amplificatore per canalizzare le autentiche onde sonore del tubo di scappamento nell’abitacolo. Completamente attivo nelle modalità di propulsione Sport e Track, questo “symposer” amplifica la connessione tra il guidatore e il motore a combustione interna dell’Artura, aumentando il coinvolgimento durante la guida sportiva e ai regimi più elevati. Lo scarico sportivo opzionale conserva pure la capacità di fornire una guida più silenziosa in modalità Comfort.
Con queste caratteristiche uniche la Artura dimostra di essere una supercar che può essere guidata ogni giorno nel normale traffico urbano e ma che sa diventare incredibilmente coinvolgente su strada o pista.
TUTTO QUEL CHE SERVE PER SENTIRE LA STRADA
L’orientamento alle massime performance e al piacere di guida è perseguito dalla McLaren sulla Artura con specifiche soluzioni tecniche: il servosterzo elettroidraulico, capace di fornire una maggiore sensibilità e precisione al comando, il primo differenziale elettronico McLaren, le sospensioni attive con ammortizzatori Monroe Proactive Damping Control e l’ESP regolabile o escludibile. Nel dettaglio, le impostazioni “ESC On”, “ESC Dynamic” e “ESC Off” sono distinte dalle modalità Gestione e Propulsore, offrendo al guidatore il pieno controllo sul livello di intervento del veicolo disponibile. Inoltre il Launch Control per prestazioni ottimizzate in pista è di serie, così come la nuova funzione Spinning Wheel Pull-Away, che viene attivata, escludendo completamente il controllo elettronico della stabilità tramite il pulsante ESC sul cruscotto del conducente, per consentire uno slittamento spettacolare delle ruote quando si accelera da fermi con un carico elevato sull’acceleratore. L’impianto frenante della Artura prevede dischi carboceramici (da 390 mm di diametro sull’avantreno e da 380 mm sul retrotreno) abbinati a pinze in alluminio a
6 pistoncini davanti e a 4 pistoncini dietro, per spazi d’arresto di 31 metri da 100 km/h e di 124 metri da 200 km/h. 390 mm nella parte anteriore e 380 mm nella parte posteriore.
SEMPLICITÀ AL VOLANTE
L’abitacolo, completamente focalizzato sul guidatore, è ispirato a un concetto di tecnologica semplicità, a partire dal volante, privo di comandi remoti (salvo i grandi bilancieri del cambio, dietro la corona per essere azionabili anche in mezzo a una curva). Il quadro strumenti digitale è solidale con il piantone dello sterzo (regolabile elettricamente in altezza e profondità) per consentire una perfetta leggibilità delle indicazioni; un display digitale sulla consolle è la seconda interfaccia uomo-macchina per i servizi di bordo come navigazione, telefonia bluetooth e impianto stereo (optional il Bowers&Wilkins a 12 altoparlanti), mentre a richiesta è disponibile un pacchetto di assistenti alla guida che spazia dal cruise control adattivo al mantenimento della corsia.
CASCINA DREZZA:
LA LOCATION PERFETTA PER OGNI EVENTO
Sui primi contrafforti delle Prealpi Orobiche c’è un indirizzo raffinato per i momenti da ricordare, un luogo dove si producono vini di gran classe e si riscopre la gioia di vivere
Sui primi contrafforti delle Prealpi Orobiche, siamo nel Comune di Pontida, in provincia di Bergamo, sorge Cascina Drezza, uno splendido “buen ritiro” lontano dallo stress e dal caos della città ma a pochi chilometri dalle principali vie di comunicazione, a cominciare dalla A4 Torino-Trieste ma anche dalla Statale 36 che collega Milano alla Svizzera e alle direttrici che portano verso Austria, Germania e l’Europa Centrale. Ci troviamo alle pendici della Valcava, un’area collinare particolarmente fertile che sorge tra la Brianza Lecchese e l’inizio della Valle Imagna e della Val Brembana. Acquistata nel 1958 dal capostipite della famiglia, conte Prospero Zanchi di Zan, Cascina Drezza è oggi accuratamente gestita con tanta passione da Pierlorenzo Zanchi, professionista milanese e pilota gentleman, collezionista di auto d’epoca, e veste una pluralità di ruoli. È una prestigiosa location per eventi, feste e celebrazioni, apprezzata per il giardino, per la piscina, per gli angoli dove intrattenersi. Ma anche un luogo di produzione di ottimi vini: qui, da oltre 60 anni, la famiglia Zanchi nobilita la vite con i suoi vini. Il suo metodo classico a base di Chardonnay esprime verticalità e finezza. Pierlorenzo (Peter per chi ne ha seguito i successi sportivi nei rally), dopo anni di conferimento delle uve alla locale cantina sociale, nel 2014 ha deciso di dare inizio alla propria produzione di bollicine. Metodo Classico, Metodo Classico Rosé e Drezza Cuvée Brut Blanc des Blancs. Quest’ultimo è ottenuto dalla spumantizzazione delle uve Chardonnay dell’azienda sulle feccie fini per 6 mesi con metodo Martinotti. Le vigne sono coltivate sugli assolati declivi della Riviera di Pontida a 450 metri sul livello del mare, composti in prevalenza da flysch originatosi nel Cretaceo Superiore (90 milioni di anni fa). La bassa resa, 60 quintali per ettaro, e la cura nella conduzione dei soli 3 ettari di proprietà donano un vino ampio e ricercato, dai sentori floreali e di miele d’acacia, con un sorso asciutto, fresco e minerale.
Tutto nella tradizione del luogo: Pontida, in provincia di Bergamo, è un nome famoso sin dall’antichità quando da quelle terre passava l’antica strada militare che collegava Aquileia alla Rezia, nel Medioevo è noto lo storico giuramento dei Comuni che formavano la Lega Lombarda (1167) per combattere contro Federico il Barbarossa, Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Ma più importante per la coltivazione della vite è la basilica Benedettina di San Giacomo e il lavoro dei monaci. Da fonti del tempo risulta che la
produzione di vino era abbondante e poteva superare il fabbisogno della popolazione locale. Questo è un territorio circoscritto, gli ettari vitati sono 19,5 a Pontida e 10,7 nella vicina Palazzago, ma caratterizzati da un suolo ben preciso (il Flysch di Pontida), terreni collinari a forte pendenza e che godono di un’ottima ventilazione e importante escursione termica tra giorno e notte e tra le stagioni.
VOLKSWAGEN ID BUZZ PRO+
VOLKSWAGEN ID BUZZ PRO+
Con lo sfizioso pulmino elettrico della Casa tedesca abbiamo raggiunto il podere di Selva Capuzza, luogo in cui s’incontrano le eccellenze della cucina, dell’enologia e dell’ospitalità. Più di 400 km di autonomia e tanti spunti di design per un veicolo d’elite.
Avete presente quanti pulmini Volkswagen degli Anni Sessanta e Settanta “lavorano” oggi nel mondo della moda o delle manifestazioni fieristiche, dove fungono da sedi di negozi dello street food? Tanti, tantissimi. Attività prevalentemente stanziali, che non richiedono particolari cure tecniche e specifiche attenzioni nella manutenzione, con i vecchi 4 cilindri boxer a benzina che fanno onestamente il proprio lavoro anche dopo aver spento 50, 60, 70 candeline.
Per lavorare nel mondo dell’ospitalità e dei servizi di trasporto oggi occorrono però veicoli specifici. Meglio se elettrificati o elettrici. Il Volkswagen ID Buzz, proposto nelle versioni Shuttle (quella oggetto della nostra prova) e Van è uno di questi. Ha forme iconiche, che richiamano quelle del primo Bulli, reinterpretate alla luce delle più moderne tendenze stilistiche. E interni quasi futuristici, per stupire con elevati livelli di connettività ma anche per garantire la sostenibilità, tramite il ricorso a materiali riciclati e riciclabili. Che sul pulmino Volkswagen elettrico fanno la loro bella figura grazie a un design ricercato, sofisticato, che non perde però mai di vista la praticità.
Abbiamo utilizzato un ID Buzz Pro+ per recarci a Selva Capuzza, podere a sud di Desenzano del Garda dove hanno sede l’agriturismo Borgo San Donino e il ristorante Cascina Capuzza.
CINQUE POSTI E UN DESIGN INCONFONDIBILE
Gli ingombri sono da monovolume di fascia intermedia: notevoli ma non eccessivi se si considera che la lunghezza è di 471 cm, la larghezza di 199 cm e l’altezza di 193 cm. I posti sono cinque: occorrerà aspettare ancora qualche mese per poter ordinare l’ID Buzz a passo lungo, capace di accogliere a bordo 7 persone. Viaggiando sul pulmino elettrico Volkswagen non si passa inosservati, specie se il veicolo è bianco e giallo come quello della nostra prova: sa attirare gli sguardi con simpatia, e pure con benevolenza quando capita di lasciarlo un paio di minuti in seconda o tripla fila per svolgere una commissione. Una domanda può sorgere, a questo punto: che bisogno c’era, in casa Volkswagen Veicoli Commerciali, di affiancare un altro modello ai già noti Transporter Kombi, Caravelle T6.1, Multivan T6.1 4Motion e Multivan T7 PHEV? Una prima risposta potrebbe far leva sul fatto che solo l’ID Buzz è 100% elettrico. Ma la realtà è data dal fatto che mentre i T6.1 sono mezzi da lavoro a tutti gli effetti, derivati da un furgone e proposti con un occhio ai numeri (costi di gestione, tempi operativi di utilizzo), l’ID Buzz non scende a compromessi con gli aspetti più pratici della vita quotidiana. Per rifornire la batteria di trazione da 77 kWh dal 20% al’80% della carica massima occorre una mezz’oretta dalle colonnine in corrente continua se si riesce a sfruttare la potenza di ricarica massima di 170 kW.
STILE FUTURISTICO ALL’INTERNO
Quadro strumenti e pannello dell’infotainment sembrano tablet appoggiati al cruscotto, con il primo che mostra autonomia e capacità residua della batteria nell’ambito di uno schermo solo parzialmente riconfigurabile (non è possibile visualizzarvi le mappe di navigazione ma solo indicazioni a pittogrammi sulla direzione da mantenere o assumere). Il “navi” invece aggiunge, alle funzionalità abituali delle mappe digitali (visione a 3D, a 2D nel senso di marcia oppure orientata a Nord) come richiamo degli indirizzi precedenti e scelta dell’itinerario, anche le indicazioni relative alla raggiungibilità degli ultimi indirizzi memorizzati con l’attuale carica della batteria. Un dettaglio intelligente da non trascurare mai. Non manca il sistema di riconoscimento della segnaletica stradale, con la possibilità di adattare l’andatura impostata dal cruise control adattivo (la guida assistita di Livello 2 è opzionale a meno di 1000 euro ed è disponibile nell’ambito del pacchetto Assistenza Plus o nell’Inteligent Travel Assist che comprende anche il Side Assist e lo Swarm Data). Tra gli effetti speciali che l’ID Buzz riesce a regalare ai passeggeri spicca la barra a LED che percorre trasversalmente tutta la plancia colorandosi a seconda del richiamo da sottoporre al guidatore: si illumina di rosso, per esempio, quando ci si avvicina troppo a un ostacolo.
SI SALE E SCENDE COMODAMENTE
L’accessibilità è molto buona, complici il predellino integrato e il generoso angolo di apertura delle porte anteriori, mentre quelle posteriori, ad azionamento elettrico, sono scorrevoli e lasciano agio a chi deve salire anche con una borsa o una valigetta in mano. Il divano posteriore è scorrevole per ben 15 centimetri e sdoppiato in due parti asimmetriche, in proporzione 60%-40%. Inoltre i rispettivi schienali sono inclinabili separatamente, così che si possa scegliere la postura preferita e ampliare leggermente il volume destinato ai bagagli che il Costruttore indica in 1121 dmc (2205 dmc con l’ID Buzz in configurazione 2 posti). Con il piano di carico configurabile, opzionale (bisogna ordinare il pacchetto Comfort Plus che comprende anche, per meno di 800 euro, 3 porte USB-C anteriori e 4 posteriori, i sedili e il volante riscaldabili, il parabrezza isolante e la consolle centrale rimovibile con vani portaoggetti), è possibile creare un doppio fondo, utile a riporre i cavi di ricarica, ma soprattutto allineare la superficie di stivaggio a quella che si viene a creare abbattendo gli schienali del divano posteriore. Sugli schienali anteriori non mancano poi i tavolinetti ripiegabili con un ampio foro portabicchieri, né i braccioli regolabili su entrambi i lati e per ambedue le poltrone. Quanto a versatilità e funzionalità, dunque bene, ma non benissimo: mancano infatti lo schenale centrale ripiegabile e la ski-sac.
SODDISFA TUTTI ANCHE IN MOVIMENTO
Tanto in città quanto sui percorsi extraurbani l’ID Buzz regala soddisfazioni inattese dal punto di vista dinamico, con una maneggevolezza quasi sorprendente che gli deriva dallo schema tecnico con motore e trazione posteriori, soluzione in grado di consentire alle ruote anteriori un angolo di sterzata eccezionale (il diametro di volta tra marciapiedi è di soli 11,09 metri), e con un’agilità notevole testimoniata dai tempi in accelerazione da 0 a 50 km/h, meno di 4 secondi, e da 0 a 100 km/h in 10,2 secondi, garantiti dal motore da 150 kW e 310 Nm. Molto bene lo sterzo per precisione e sensibilità, ancora meglio i freni, capaci di fermare l’ID Buzz (che pesa quasi 25 quintali a vuoto, non dimentichiamolo mai) in 38-39 metri da 100 km/h con una notevole resistenza alla fatica. Il passo lungo, 299 cm, compensa l’altezza rilevante: in caso di errore l’ESP a riportare in traiettoria il pulmino elettrico Volkswagen. Evento del resto rarissimo, data la bontà dello schema delle sospensioni, con geometria McPherson davanti e bracci multipli al retrotreno. Il prezzo? Si parte da 66.730 euro IVA compresa (70.730 euro per la più ricca versione Pro+ provata, che ha di serie le porte laterali e il portellone a comando elettrico, la vernciatura bicolore, i fari LED Matrix con commutazione automatica abbaglianti-anabbaglianti e il navigatore Discover Pro con monitor da 12 pollici): non è un pulmino per tutti. E non solo perché è elettrico.
SELVA CAPUZZA: UN INDIRIZZO 100% GREEN
In quell’angolo della regione padana in cui quasi s’incontrano le province di Brescia, Mantova e Verona, a soli 4 chilometri dal Lago di Garda, sorge Selva Capuzza, un toponimo storico che richiama una zona boschiva, un tempo non coltivata e poi bonificata dai frati benedettini. Se l’origine agricola latina del nome Selva (Silva) è chiara, merita una spiegazione il termine Capuzza, che deriva dalla posizione lievemente sopraelevata della località, posta sulle colline moreniche che si sopraelevano sul Benaco. Siamo a 110 metri sul livello del mare, un’altitudine relativa ma più che sufficiente per ricevere i venti freddi provenienti da Nord e quelli caldi da Sud nei diversi momenti della giornata, condizione ideale – assieme al terreno calcareo-argilloso e ricco di sassi – per la coltivazione delle vigne e per la produzione del vino. L’unicità di questo contesto ambientale ha incoraggiato la famiglia Formentini, dedita a questo mestiere dal 1917 a dedicarsi completamente alla ricerca della massima espressione qualitativa delle uve autoctone e tradizionali, come Turbiana, Tuchì, Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese, per produrre le denominazioni che prendono vita all’interno del podere, a testimoniare la sua importante vocazione: Lugana, San Martino della Battaglia e Garda Classico.
UN AMBIENTE ISPIRATO DALLA BIODIVERSITÀ
All’interno del podere Selva Capuzza si trovano anche olivi, un bosco nato come tartufaia, ampi spazi aperti dedicati alla biodiversità, un parco di gelsi secolari e due piccoli laghetti.
Della proprietà Formentini fanno quindi parte la cantina di vinificazione, attiva dal 2001, dove si svolge il processo completo di produzione delle uve provenienti dai sei vitigni storici autoctoni della zona, la Cascina Capuzza, dove è possibile pranzare o cenare con i piatti e i vini della tradizione locale nell’annesso ristorante attivo dal 1986, prima licenza agrituristica della Regione Lombardia, e Borgo San Donino, che dal 2003 offre ospitalità in un contesto di quiete eccezionale nell’ambito di 11 appartamenti arredati personalmente dalla famiglia Formentini e ricavati da un’antica struttura millecentesca, rigorosamente privi di apparecchi televisivi e per i cui ospiti è prevista anche una piscina a pochi metri dalll’edificio principale, così che le attività acquatiche e natatorie non creino disturbo a chi è in cerca di riposo.
UN’OFFERTA NEL SEGNO DELL’ECCELLENZA
Tra i vini distribuiti da Visconti 43, sono prodotti da Selva Capuzza lo Spumante Metodo Classico Brut Millesimato Hirundo 2018, i rossi Garda Classico Rosso Superiore Madér 2017, il Groppello Garda Classico San Biagio 2022, Rosso Garda Classico Dunant 2018, il rosé Chiaretto Garda Classico San Donino 2022, e i bianchi Lugana Selva 2022, Passito Lume Benaco Bresciano, il Lugana 2022, il Lugana Riserva Menasasso 2019, il Nulla 2021 (in tiratura limitata) e il pezzo forte della cantina Selva Capuzza, il Bianco San Martino della Battaglia Campo del Soglio 2021, che si fregia della valutazione “3 bicchieri” del Gambero Rosso.
In particolare, per questa etichetta, è importante sottolineare che per la prima volta nella storia il San Martino della Battaglia ottiene i “3 bicchieri” del Gambero Rosso. San Martino della Battaglia è stata una DOC a fortissimo rischio di estinzione ed è ancora oggi una delle Denominazioni di Origine più piccole in Italia, descritta da Luca Formentini, quarta generazione dei proprietari e vinificatori di Selva Capuzza, come “La più piccola DOC bresciana, etichetta simbolo che ha contribuito in maniera determinante a tenere viva questa denominazione oggi in ripresa, negli anni in cui era a rischio estinzione a favore del Lugana”.
A Selva Capuzza è di casa la sostenibilità, anche nei particolari meno evidenti o scontati: come ricorda Luca Formentini, e bottiglie sono più leggere del 30% rispetto a quelle “convenzionali”, mentre il 15% della superficie del podere non è coltivata a vigneto per garantire un buon livello di biodiversità. Non per caso abbiamo raggiunto Selva Capuzza a bordo del Volkswagen ID Buzz Pro+, il pulmino elettrico che ricorda nelle forme il leggendario Bulli.
IL PUNTO INTERROGATIVO DI CAMPO DEL SOGLIO
Campo del Soglio nasce nel 1988 con l’intenzione di salvare questo vino dall’oblio producendolo al massimo livello qualitativo possibile, esprimendo il meglio delle sue potenzialità. Nel 2008 la Comunità Europea vietò l’uso del nome Tocai riservandolo al Tokaji prodotto in Ungheria. Per questa ragione ai Formentini è stato impedito di attribuire un nome all’uva dalla quale viene prodotto un vino che ha radici profonde, in una DOC dalla stessa età del Lugana. Così, nel segno di una silenziosa polemica, dalla annata 2007, un punto interrogativo domina la retroetichetta.
Questo vitigno, senza più il suo nome originario, è caratterizzato da una notevole fragilità: buccia sottile, bassa acidità e breve curva di maturazione lo rendono esigente di cure e avido di attenzioni. Questi stessi aspetti si ritrovano durante la sua vinificazione e molto probabilmente rappresentano uno dei motivi che hanno portato l’abbandono quasi totale di quest’uva da parte di altre cantine. A Selva Capuzza sentono un legame molto profondo con questo vitigno, e questo ha portato la famiglia Formentini a ricercarne ostinatamente la migliore possibile espressione; Campo del Soglio è nato per dimostrare quanto sia impossibile pensare a questo territorio lasciando estinguere tale produzione. Dal punto di vista produttivo la vigna deve essere tenuta a una resa produttiva molto bassa, quasi la metà di quella consentita dal disciplinare. Le uve vengono raccolte a mano, condotte in cassette verso la cantina dove vengono pressate a soffice; il mosto viene immediatamente abbassato in temperatura e protetto in vasche in acciaio. Viene messo in bottiglia tra la primavera e l’estate, dopo un paio di mesi di affinamento può essere commercializzato. Campo del Soglio è un vino in cui eleganza e finezza sono i due elementi di maggiore spicco. Non è un vino per chi cerca potenza o sensazioni immediate, è un vino da ascoltare, un vino lento, timido. Non è nella forza ma nell’ampiezza che si esprimono i suoi profumi, tenui ma nitidi e chiari, tra il timo e la camomilla, a volte più floreali, altre più vegetali. Ha una evidente evoluzione nel bicchiere, beneficia dell’ossigenazione quasi come un vino rosso e come questo non teme l’alzarsi della temperatura, che lo lascia svelare tutta la sua complessità al gusto.
La finezza all’olfatto diventa eleganza per il palato, pulizia e linearità; il calore e la sensazione di densità sono presenti ma nello stesso tempo non ingombranti, rimangono leggere in un retrogusto ammandorlato.
Si chiude lasciando la bocca pulita, con il ricordo di una sapidità equilibrata e sottile.
E’ uno dei vini che ai Formentini sono costati più fatica e che ha dato più soddisfazioni. Il primo obiettivo era difendere la DOC dall’estinzione; arrivare quindi ai riconoscimenti ricevuti prima da Slow Food che lo ha considerato uno dei 270 migliori vini bianchi “quotidiani” italiani, ai 2 bicchieri e poi ai 3 bicchieri di Gambero Rosso rappresentano per la proprietà di Selva Capuzza una delle più avvincenti esperienze enologiche.
GLI INDIRIZZI UTILI NELLA ZONA…
Per un soggiorno prolungato a Selva Capuzza, tra i migliori ristoranti della zona sudgardesana, oltre a Cascina Capuzza, meritano una citazione l’Osteria dell’Orologio a Salò, Il Vecchio Larry di Pontoglio, l’Aquariva di Padenghe sul Garda; per un aperitivo in città, Areadocks a Brescia è un indirizzo fidato.
…E LE ATTIVITÀ DA PRATICARE NEL TEMPO LIBERO
Quali sono le attività principali che è possibile svolgere per gli ospiti di Borgo San Donino e per chi si concede una sosta per pasteggiare a Cascina Capuzza? L’elenco è sterminato ma, per sintetizzare le proposte, per gli sportivi si va dal golf, da praticare al Chervò Golf Club, a pochi metri dal podere, e al Garda Hotel San Vigilio Golf, alle escursioni in montagna, per esempio sul Monte Baldo, alle passeggiate in bicicletta lungo la ciclovia sul Mincio, fino a raggiungere Borghetto sul Mincio (che merita una visita) o, a distanza più ravvicinata, la Torre di San Martino della Battaglia. Shopping e cultura a Desenzano e Sirmione, fino a Brescia e Verona. Per chi viaggia con i bambini, infine, i parchi Naturaviva e Gardaland rappresentano un’attrazione irresistibile. Come dire che, a Selva Capuzza, oltre a mangiare e bere bene, si riposa ma non ci si annoia mai.
XPENG G6
XPENG G6 PERFORMANCE
La SUV-coupé asiatica si rilancia con un aggiornamento che interessa in gran parte l’architettura elettrica, più efficiente che mai quanto a potenza e velocità di ricarica, e che si aggiunge a un limitato face-lifting che ne rinfresca lo stile.
Tra i modelli di prestigio della categoria SUV-coupé, fino a ieri se ne contavano solo un paio, forse tre, massimo quattro, e tutti termici, al più ibridi o plug-in. I marchi? I tre premium brand tedeschi, naturalmente. Da oggi c’è anche la cinese Xpeng, con la sua G6. Lunghezza: 475 cm. Larghezza: 192 cm. Altezza: 165 cm. Elettrico o no, questa Xpeng G6 conquista prima di tutto per le sue caratteristiche intrinseche, dalla piattaforma elettrica di ultima generazione, accreditata di velocità di ricarica da record (e non per modo di dire: 12 minuti dal 10% all’80% della capacità massima, 10 minuti di rifornimento in corrente continua alla massima potenza per recuperare circa 450 km di percorrenza e 525 km di autonomia) alla guida autonoma di Livello 2 (ma sovrabbondante rispetto agli attuali limiti di legge). Merito dell’architettura elettrica a 800 Volt con tecnologia SiC per ricariche ultraveloci, delle nuove batterie LFP, cui si aggiunge uno stile esterno evoluto (con il frontale X-BOT Face design full-LED side-to-side, il posteriore con profilo rialzato “a coda d’anatra” e lo spoiler ridisegnato) e interni completamente riprogettati.
Ne deriva una presenza su strada possente, sportiva e moderna, resa ancor più raffinata dall’accurata ricerca aerodinamica che ha permesso di ottenere un Cx pari a 0,248, valore eccellente per la categoria, che influisce positivamente sia sull’assorbimento di energia elettrica sia, conseguentemente, sull’autonomia. Dettagli come le maniglie esterne a scomparsa con apertura automatica, i cristalli laterali “frameless” e lo sportello di ricarica ad apertura e chiusura elettrica confermano la volontà di Xpeng di creare una SUV-coupé elettrica in cui estetica e funzionalità si integrano. Il portellone posteriore elettrico smart, con apertura regolabile e funzione anti-pizzicamento, è azionabile da pulsante, display, assistente vocale o APP e aggiunge praticità nella vita quotidiana.
RICARICHE ULTRAVELOCI: 450 KM IN 10 MINUTI
La Xpeng G6 model-year 2026 nasce sulla piattaforma intelligente SEPA 2.0, abbinata all’architettura di bordo X-EEA 3.0. L’adozione esclusiva di batterie LFP, per picchi di ricarica che arrivano fino a 451 kW e per un rifornimento in corrente continua dal 10% all’80% che raggiunge l’obiettivo in soli 12 minuti porta a risultati notevoli: la G6 è un’elegante SUV coupé elettrica che coniuga comfort, guida coinvolgente, autonomia elevata e tempi di ricarica tra i più rapidi oggi disponibili sul mercato. Accanto alle novità tecniche, il nuovo anno modello 2026 introduce cerchi in lega da 20 pollici dalla foggia inedita, una nuova tinta esterna Stellar Purple e l’esclusiva Black Edition disponibile solo in abbinamento alla versione di punta AWD Performance.
UN ABITACOLO HI-TECH E RAFFINATO. MA SOBRIO
All’interno la SUV-coupé Xpeng G6 model-year 2026 offre un ambiente totalmente aggiornato, tecnologico, confortevole e raffinato: plancia (ora dallo sviluppo orizzintale), tunnel centrale, comandi dei sedili, volante e quadro strumenti sfoggiano uno stile inedito, mentre il monitor centrale passa al formato da 15,6 pollici e il quadro strumenti digitale da 10,25 pollici garantisce informazioni chiare e sempre ben leggibili. Le superfici morbide e le linee pulite del cruscotto ben si integrano con il tunnel centrale a sua volta ridisegnato per migliorare sia la praticità sia la percezione di qualità, mentre i comandi dei sedili e le leve al volante sono ora più ergonomici e intuitivi. Il sistema di illuminazione ambientale è stato completamente ripensato: grazie al nuovo design delle luci ambiente sulle porte e sulla plancia, e alla possibilità di scegliere tra oltre 32 colorazioni e numerose animazioni, la G6 consente al conducente e ai passeggeri di personalizzare in modo esteso l’atmosfera a bordo. Le funzioni di animazione variano in base a parametri come la musica o la velocità, trasformando l’abitacolo in un ambiente dinamico e coinvolgente.
RAFFINATA MA FUNZIONALE
I sedili anteriori offrono regolazioni elettriche (8 direzioni per il conducente, 6 per il passeggero) e sono dotati di riscaldamento e ventilazione (seduta e schienale), oltre alla Welcome Mode e alla memoria della posizione. Lo schienale dei sedili posteriori, frazionato asimmetricamente in due parti (60%-40%) è inclinabile per un massimo di 38,4 gradi, e dotato di bracciolo centrale con portabicchieri; non mancano gli agganci Isofix per i portenfant. Il volante, dal nuovo disegno e con corona rivestita in microfibra ad alta sensibilità, è riscaldabile e regolabile manualmente in altezza e profondità, con comandi integrati per audio, climatizzazione e guida. Nelle versioni RWD Long Range e Performance AWD la rinnovata G6 propone interni in pelle Nappa con cielo in Alcantara, funzione massaggiante per le poltrone anteriori e il retrovisore interno digitale ad alta definizione, la cui funzione viene svolta da una telecamera esterna che permette quindi una visione perfetta anche quando la zona posteriore dell’abitacolo fosse occupata da bagagli e colli ad altezza padiglione. Il vano bagagli offre una capacità di 571 dmc in configurazione 5 posti, che può arrivare fino a 1374 dmc abbattendo gli schienali posteriori. La soglia di carico è stata progettata per agevolare l’accesso e la gestione dei bagagli, mentre un telo copri bagagli e alcuni portaoggetti aiutano a tenere in ordine il carico.
COMFORT TERMICO ESEMPLARE CON LA POMPA DI CALORE
Anche l’impianto di climatizzazione è da vettura di prestigio: il climatizzatore automatico bizona Xfree Breath dispone di un sistema intelligente di purificazione dell’aria, filtro antipolline e monitoraggio delle polveri sottili PM2.5. Il sistema integra funzioni di sterilizzazione e igienizzazione dell’impianto, a beneficio della salute e del comfort a bordo. Le bocchette di aerazione posteriori sono regolabili manualmente, mentre il flusso d’aria è gestibile tramite display touch in diverse modalità, con regolazione multizona. Un avanzato sistema di gestione termica X-HP 3.0 con pompa di calore contribuisce all’efficienza complessiva della G6, ottimizzando l’assorbimento di energia anche nelle condizioni climatiche più impegnative e garantendo un comfort termico esemplare.
ESPERIENZA D’ASCOLTO DA SALA DA CONCERTO
L’infotainment include radio DAB+ e FM, Smart Navigation System, una App Library con applicazioni di intrattenimento, musica, social media e streaming, oltre alla connettività Apple CarPlay e Android Auto wireless. L’assistente vocale “Hey Xpeng” gestisce comandi nelle 4 zone dell’abitacolo e ne riconosce la provenienza, offrendo suggerimenti personalizzati. Tra le funzioni speciali figurano la Welcome Mode per la prima fila e la Meditation Mode, che regola posizione dei sedili e musica di sottofondo per creare un ambiente rilassante. Il sistema audio Xpeng Xopera, che comprende 18 altoparlanti, di cui 2 integrati nel sedile del conducente, un amplificatore dedicato e una potenza totale di 960 W, offre tre modalità di gestione audio – condivisa, guidatore o privata – che permettono di creare un’esperienza d’ascolto su misura, paragonabile per qualità e immersività a una sala da concerto in movimento.
LA GAMMA
La gamma Xpeng G6 model-year 2026 propone tre versioni pensate per soddisfare esigenze diverse. La G6 RWD Standard Range rappresenta la porta d’accesso al mondo Xpeng. È equipaggiata con batteria LFP da 68,5 kWh e motore sincrono a magneti permanenti, offre un’autonomia fino a 480 km nel ciclo WLTP con cerchi da 18’’ (470 km con cerchi da 20’’) e accelera da 0 a 100 km/h in 6,9 secondi, con una velocità massima di 202 km/h. La ricarica in corrente alternata trifase a 11 kW richiede 7,3 ore per passare dal 5% al 100%, mentre in corrente continua il passaggio dal 10% all’80% avviene in 12 minuti con una potenza massima fino a 382 kW. Il prezzo di listino al pubblico IVA chiavi in mano è di 43.670 euro.
La G6 RWD Long Range privilegia la massima autonomia. Adotta una batteria LFP da 80,8 kWh, che consente di percorrere fino a 525 km nel ciclo WLTP. Lo 0–100 km/h è coperto in 6,7 secondi e la velocità massima è di 202 km/h. La ricarica in AC a 11 kW richiede 9,2 ore per un ciclo 5–100%, mentre in DC la ricarica 10–80% avviene in 12 minuti con potenza massima fino a 451 kW. Il listino chiavi in mano è di 49.970 euro compresi gli interni in pelle Nappa con cielo in Alcantara e la funzione massaggiante per i sedili anteriori. Prezzo chiavi in mano: 49.970 euro. La G6 AWD Performance è la punta di diamante della gamma, con trazione integrale, elettrica batteria LFP da 80,8 kWh e autonomia fino a 510 km nel ciclo combinato WLTP. Lo 0–100 km/h viene coperto in soli 4,1 secondi, con velocità massima di 202 km/h. I tempi di ricarica sono identici alla Long Range e il listino è di 54.970 euro.
RENAULT CLIO
NUOVA RENAULT CLIO:
TUTTO QUEL CHE C’È DA SAPERE
PRIMA DI ENTRARE IN SALONE
L’arrivo della nuova generazione della compatta francese è l’avvenimento dell’anno: la sesta serie introduce uno stile inedito, giovane e vigoroso, evolve i gruppi motopropulsori nel segno della sostenibilità e introduce equipaggiamenti da vettura di classe superiore, restando però accessibile con un listino a partire da 18.900 euro. Con gli specialisti di Renord andiamo a conoscerla a fondo
Con la sesta generazione della Clio, Renault rafforza la posizione della sua 5 porte da 4 metri di lunghezza come berlinetta versatile e dinamica. Tra le sue caratteristiche distintive spiccano: dal punto di vista della connettività, OpenR Link con Google integrato, sul piano tecnico, i motori full-hybrid da 160 CV, turbobenzina da 115 CV e bifuel-GPL da 120 CV con cambio a doppia frizione, e sul versante degli equipaggiamenti di serie molte dotazioni di sicurezza di serie già dall’entry-level. Al debutto la Clio è disponibile con il 4 cilindri da 1,8 litri della E-Tech ibrida, a partire da 24.900 euro. Seguiranno la TCe 115, con listino da 18.900 euro, e la Eco-G nella seconda parte del 2026. Tre i livelli di equipaggiamento e finitura previsti, secondo le denominazioni in uso in casa Renault: Evolution (da 18.900 euro), Techno (da 21.800 euro) ed Esprit Alpine (da 28.300 euro ma solo con il motore fill-hybrid). Svelata per la prima volta in occasione del Salone dell’Auto di Monaco di Baviera lo scorso 8 settembre, la nuova Renault Clio è naturalmente già ordinabile.
La nuova Renault Clio va ad aggiungersi all’offerta ricca e complementare di Renault nel segmento B. Sono infatti disponibili due modelli E-Tech Electric, la Renault 5 (da 392 cm di lunghezza) e la Renault 4 (da 414 cm) – e due modelli E-Tech full hybrid, la Clio di nuova generazione (412 cm) e la crossover Captur (da 424 cm). Completa l’offerta nella fascia inferiore del mercato la Twingo E-Tech Electric, con cui la Casa transalpina è tornata nel segmento A scegliendo di farlo con un modello inedito e disponibile solo con power-unit elettrica
TRE VOLTE RIVITALIZZATA: DESIGN, MOTORE IBRIDO E TECNOLOGIA
La nuova Clio vanta uno stile inedito, atletico e sportiveggiante, offre un’ampia gamma di motorizzazioni, tra cui l’unità E-Tech full-hybrid da 1798 cc, che unisce il meglio dei due mondi (termico ed elettrico) a livello di prestazioni (+15 CV di potenza, +22 Nm di coppia motrice rispetto al precedente “millesei” e un secondo guadagnato nell’accelerazione da 0 a 100 km/h, che ora si attesta a 8,3 secondi) ed efficienza (la migliore della categoria, a partire da un consumo nel ciclo combinato di 3,9 litri di benzina ogni 100 km ed emssioni di anidride carbonica pari a 89 g/km). Con un fabbisogno di carburante così limitato si riducono le spese dei clienti per il carburante e pertanto il TCO (Total Cost of Ownership) della vettura risulta ulteriormente contenuto. Sulla Clio di sesta generazione figura un autentico concentrato di tecnologie, fino a 29 dispositivi di assistenza alla guida e un’esperienza connessa che comprende Adaptive Cruise Control e Google integrato già dall’allestimento Techno, così da poter rivendicare più che mai lo status della Clio di auto versatile, moderna e tecnologicamente ambiziosa.
Con 412 cm di lunghezza, la nuova Clio sfoggia un profilo dinamico da hatchback, del tutto complementare rispetto alle posizioni di guida rialzate dei modelli a ruote alte come la Captur e la Renault 4 elettrica. Inoltre offre una generosa capacità di carico grazie al bagagliaio da 391 dmc, grande versatilità e ricchezza di equipaggiamenti, fin dal livello di allestimento “entry level”.
TRE ALLESTIMENTI PER ACCONTENTARE OGNI ESIGENZA
La configurazione della gamma 2026 di Renault Clio presenta tre livelli di allestimento ed equipaggiamenti particolarmente generosi già dalla versione d’ingresso, la Evolution, e dotazioni crescenti sulla Techno e sulla Esprit Alpine.
La versione d’accesso della gamma Clio, denominata Evolution, si distingue per la dotazione tecnologica particolarmente ricca: Adaptive Cruise Control, sistema di controllo avanzato dell’attenzione del conducente, freno di stazionamento automatico, display centrale da 10,1” con funzione Smartphone Replication, rivestimento della plancia in tessuto, sedile del conducente regolabile in altezza, climatizzatore manuale, sensori di parcheggio posteriori.
Con l’allestimento Techno si registra un’ulteriore crescita del valore della vettura grazie alla presenza di serie del sistema multimediale OpenR Link con Google integrato (Google Maps, Google Assistant e Google Play), del climatizzatore automatico, dei vetri scuri posteriori, del retrovisore interno elettrocromatico, del bracciolo centrale anteriore, dell’illuminazione ambientale a LED, del selettore delle modalità di guida Multisense, della chiave intelligente Keyless Entry, dei retrovisori ripiegabili elettricamente, delle ruote in lega leggera da 16”, della retrocamera, della commutazione automatica abbaglianti-anabbaglianti, dei tergicristalli con sensore pioggia e di 6 altoparlanti.
Con un posizionamento al vertice della gamma, l’allestimento Esprit Alpine vanta un look distintivo ed equipaggiamenti da vettura di prestigio. Spiccano tra le dotazioni di serie gli inserti in Alcantara con finiture specifiche, la pedaliera in alluminio, il caricabatterie dello smartphone a induzione, il sedile del passeggero regolabile in altezza, la proiezione a terra del logo Renault all’apertura degli sportelli anteriori, le ruote in lega diamantate da 18” con verniciatura fumé, logo e monogramma Clio Dark Chrome, la calandra con sfumature blu e inserti grigio scisto nei paraurti, l’Adaptive Cruise Control intelligente e Active Driver Assist, i sensori di prossimità laterali e anteriori, il rilevatore dell’angolo cieco, l’alert di uscita sicura degli occupanti e di uscita dal parcheggio in retromarcia e la frenata automatica d’emergenza in retromarcia.
UNA STORIA DI SUCCESSI
In totale, sono state vendute più 17 milioni di Renault Clio in 120 Paesi del mondo, un risultato che ne fa l’auto francese più venduta di tutti i tempi, in grado di conquistare tutti. Messe in fila una dietro l’altra, queste Clio occuperebbero una distanza di 68.000 chilometri, quasi 1 volta e 3 quarti la circonferenza della Terra all’Equatore. Anche nel 2025 la Clio è stata l’auto più venduta in Europa nel primo semestre 2025. Questa “compatta” versatile, che ha sempre avuto “tutto di una grande” e non ha mai rinunciato alla forma di una berlina, è diventata un oggetto culturale, simbolo dell’impegno dei team Renault per darle sempre qualcosa in più a livello di qualità, equipaggiamenti e tecnologia, consentendole di ridefinire gli standard della categoria. La quinta generazione di Renault Clio, che ormai appartiene al passato, ha introdotto la motorizzazione E-Tech full-hybrid 145 CV che ha riscosso un grande successo di pubblico con una percentuale di vendite in Europa del 30%. Per la prima volta, la Clio di quinta generzione è stata proposta anche una versione “alto di gamma”, la Esprit Alpine, che ha conquistato circa il 20% dei clienti in Europa. Se le versioni sportive che hanno fatto storia, come la 16v, la Williams, la RS e la V6, sono ormai oggetti da collezione, oggi la Clio punta a stabilire record di efficienza, che si traducono anche in apprezzabili vantaggi e comodità: con emissioni di 89 g/km di anidride carbonica, la nuova Clio E-Tech full-hybrid può entrare liberamente nell’AreaC di Milano al pari delle vetture ibride plug-in e di quelle elettriche.
LANCIA YPSILON HF
LANCIA YPSILON HF
Tra le migliori espressioni sul tema “hot-hatch elettrica”, la 5 porte del marchio torinese vanta un handling coinvolgente e performance notevoli soprattutto nello scatto da fermo. Autonomia ragionevole, stile grintoso per giocare a fare l’erede della “Deltona” ma poch possibilità di intervenire sulle modalità di guida
da € 45.200
Cinque secondi e sei decimi da 0 a 100 km/h in poco più di 4 metri di lunghezza, con l’equivalente di 280 cavalli di potenza massima e 345 Nm di coppia. Neppure la Delta HF Integrale si spingeva così in alto quanto a performance: la nuova Lancia Ypsilon HF, almeno per qualche aspetto, riesce a detronizzare l’illustre progenitrice. Quanto alla fruibilità quotidiana, la novità torinese adotta una batteria da 54 kWh lordi (51 netti), ricaricabile in corrente continua a 100 kW dal 20% all’80% in 27 minuti mentre in corrente alternata a 11 kW occorrono 5 ore e 4 minuti. L’autonomia dichiarata è di 370 km e ci siamo andati vicini nella nostra settimana di convivenza: ma per riuscirci occorre dimenticarsi le prestazioni da sportiva dell’auto e rassegnarsi a non superare i 100 km/h in autostrada. Costa 45.200 euro: rispetto alle sorelle Abarth 600e Scorpionissima e Alfa Romeo Junior Q4 di pari potenza si risparmiano più di 3000 euro, e non è poco.
TANTI DETTAGLI DISTINTIVI
La HF differisce dalle Ypsilon elettriche più tranquille da 115 kW per l’assetto ribassato di 20 mm, per molle, ammortizzatori specifici, per la barra antirollio anteriore maggiorata e accompagnata da una seconda barra al retrotreno, per i dischi freno Alcon da 355 mm di diametro sull’avantreno con pinze monoblocco a 4 pistoncini, abbinati alle ruote da 18 pollici con pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2 da 225/40 R18 92Y e per alcuni elementi estetici come i passaruota allargati con feritoie anteriori destinate a far meglio scorrere i flussi d’aria, i badge HF su frontale e parafanghi e per i fari full-LED “firmati” Lancia alle estremità del muso. L’abitacolo, poi, si distingue per i sedili anteriori avvolgenti dotati di poggiatesta integrati e fianchetti più marcati all’altezza di cosce e spalle, rivestiti in Econyl, un filato di nylon di colore blu, ispirato chiaramente alla tinta degli interni della Delta HF Integrale, prodotto dall’italiana Aquafil (la vettura è invece prodotta in Spagna, a Saragozza). La scritta HF campeggia anche alla base della razza inferiore del volante.
DIVERTENTE DA GUIDARE, SENZA ECCESSI
Su strada, portata al limite, la Ypsilon HF è divertente e agile, grazie anche al differenziale autobloccante Torsen, ma entro i limiti di sicurezza imposti dalla Casa, che non prevede la possibilità di disattivare l’ESP e consente di staccare il controllo di trazione solo ad andature moderate. Anche le modalità di guida, Eco, Sport e Normal, non consentono di aggiungere varietà ai drive mode delle versioni meno potenti, come del resto la frenata rigenerativa non può essere accentuata o ridotta, se non ricorrendo alla modalità B della trasmissione monomarcia. In compenso la Ypsilon HF vanta un baricentro basso che si accompagna ai soli 22 cm di distanza tra il punto più basso della seduta e il pavimento, per una sensazione di controllo più che mai diretta.
I NUMERI CHE CONTANO
Potenza207 kW (280 CV)
Coppia345 Nm
Lungh/largh/alt408 x 179 x 142 cm
Bagagliaio309-1118 dmc
Peso1561 kg
Vel max180 km/h A
Consumo medio16 kWh/100 km (Autonomia: 370 km)
Foto
apert 1256
appo 1227
jolly 1249-1215-1211
interni 1248-1243-1246-1241
AUDI Q5 E-HYBRID
AUDI Q5 E-HYBRID quattro
Con gli specialisti di SAGAM andiamo alla scoperta delle nuove SUV plug-in di formato medio-superiore. Potenze di 299 e 367 CV, 100 km di autonomia elettrica e ricarica anche in corrente continua per un’efficienza senza precedenti nel segmento di mercato
Sintesi di versatilità, efficienza e design muscolare, Audi Q5 e Audi Q5 Sportback – prime SUV dei quattro anelli basate sulla piattaforma premium termica PPC – vedono ampliarsi l’offerta grazie all’introduzione delle varianti plug-in declinate in due livelli di potenza: 299 e 367 CV. Grazie alla nuova generazione di batterie ad alta densità energetica e alla frenata elettroidraulica che contribuisce al recupero d’energia, l’autonomia in modalità elettrica si spinge sino a 100 km nel ciclo combinato WLTP. Allo spiccato dinamismo garantito dall’elevata rigidità torsionale, dall’assetto sportivo di serie e dalla trazione integrale quattro ultra si accompagnano, analogamente alle varianti TDI e TFSI, gli interni profondamente caratterizzati dall’innovativo palcoscenico digitale.
Le nuove varianti ibride plug-in, denominate e-hybrid anziché TFSI e come in passato così da rendere i nuovi modelli Audi PHEV ancora più riconoscibili, si affiancano ai modelli con tecnologia mild-hybrid (mHEV+) a 48 Volt, adottano ora la nuova generazione di powertrain plug-in dei quattro anelli. Alla versatilità e al disegno muscolare caratteristici delle SUV di Ingolstadt si accompagnano così la massima efficienza e un’autonomia in modalità elettrica sino a 100 chilometri WLTP. Le Q5 e-hybrid quattro e Sportback e-hybrid quattro sono proposte in due livelli di potenza: 299 e 367 CV. Le vetture abbinano il motore 4 cilindri 2.0 TFSI, turbo a iniezione diretta di benzina a ciclo Miller da 252 CV, a un propulsore elettrico sincrono a magneti permanenti (PSM) da 143 CV e 350 Nm. L’unità a elettroni è integrata, insieme a una frizione di separazione, nel cambio S tronic a 7 rapporti ed è posizionata immediatamente a valle del propulsore termico. Le varianti da 367 CV di Audi Q5 e-hybrid e Audi Q5 Sportback e-hybrid, forti di 500 Nm di coppia, scattano da 0 a 100 km/h in 5,1 secondi, mentre le configurazioni da 299 CV e 450 Nm richiedno 6,2 secondi. Per tutte, velocità massima autolimitata a 250 km/h (140 km/h in modalità puramente elettrica).
BATTERIE A ELEVATA DENSITÀ ENERGETICA
Il “cuore” delle Q5 e-hybrid e Q5 Sportback e-hybrid è rappresentato dalla batteria ad alta tensione dalla capacità nominale di 25,9 kWh (20,7 kWh effettivi): valori superiori del 45% rispetto agli accumulatori delle Q5 TFSI e della precedente generazione. Le nuove celle prismatiche, pressoché a parità di dimensioni, immagazzinano circa il 50% di energia in più grazie alla chimica e alla disposizione interna ottimizzate. Parallelamente all’aumento della capacità e densità energetica della batteria, la potenza massima di ricarica alla colonnina in corrente alternata (AC) cresce dai 7,4 kW della precedente generazione delle SUV plug-in sino a 11 kW (+49%), consentendo di ripristinare integralmente il livello d’energia nell’accumulatore in sole 2,5 ore. Le due Q5 e-hybrid possono essere avviate in modalità sia full electric (EV) sia ibrida: l’ultima configurazione utilizzata viene impostata come predefinita per la partenza successiva. In modalità elettrica la vettura recupera energia automaticamente basandosi sui dati del percorso memorizzati nel sistema di navigazione, indipendentemente dall’attivazione della guida a destinazione. In alternativa, il conducente può optare per il veleggio oppure, mediante i paddle al volante, scegliere fra due livelli di recupero manuale. Al programma di marcia EV che, come accennato, consente all’auto di viaggiare come un’elettrica pura, si affianca la modalità Hybrid che favorisce l’interazione tra il propulsore termico e il motore a elettroni. In Hybrid, qualora sia attiva la navigazione, la strategia operativa della vettura tiene conto del tragitto pianificato: l’auto individua autonomamente i tratti del percorso più adatti alla guida elettrica, per esempio le aree urbane e le situazioni di traffico congestionato. È altresì possibile optare per il risparmio d’energia a vantaggio di una successiva fase di viaggio – funzione Battery Hold – impostando il livello di carica (SoC) limite. Se quest’ultimo è inferiore alla disponibilità energetica del momento, la batteria viene sfruttata, e quindi scaricata, sino al target prefissato. Diversamente, se lo stato di carica impostato è superiore all’energia disponibile, la vettura viene mossa dal solo motore a combustione – funzione Battery Charge – che, a velocità superiori a 65 km/h, contribuisce alla ricarica in movimento dell’accumulatore ad alta tensione sino al raggiungimento della soglia del 75%.
FRENATA ELETTROIDRAULICA E 100 KM DI AUTONOMIA ELETTRICA
Sulle nuove Q5 e-hybrid quattro risultano sensibilmente rafforzate le prestazioni in fase di recupero del sistema di frenata elettroidraulico, derivato dai modelli full electric della Casa tedesca. La frenata elettroidraulica, nello specifico, vede il motore elettrico, chiamato ad agire quale alternatore, occuparsi delle decelerazioni lievi: le più frequenti nella marcia quotidiana. Le frenate di media intensità sono gestite congiuntamente dall’unità a zero emissioni e dai freni tradizionali, oppure esclusivamente dall’impianto idraulico. Nelle fasi di decelerazione il motore a elettroni recupera energia sino a un massimo di 88 kW di potenza elettrica. Soluzioni che, nello step da 299 CV, consentono alle Q5 e-hybrid quattro e Q5 Sportback e hybrid quattro di percorrere in modalità puramente elettrica sino a 100 chilometri WLTP, valori che scendono lievemente, rispettivamente a 94 e 95 chilometri WLTP, per le varianti da 367 CV. Straordinariamente contenuti, a batteria carica, i consumi nel ciclo combinato: la Q5 e-hybrid da 299 CV quattro, ad esempio, è accreditata di 2,5-3,1 litri di benzina ogni 100 chilometri a fronte di emissioni di 56-74 g/km di CO2. Risultati ancor più degni di nota considerando come la vettura sia omologata in base alla nuova normativa Euro 6eB che prevede valori ancora più realistici rispetto alla precedente regolamentazione Euro6eA.
ASSETTO SPORTIVO DI SERIE E TRAZIONE INTEGRALE QUATTRO ULTRA
Sotto il profilo telaistico, le varianti plug-in, analogamente al resto della gamma Audi Q5, si avvalgono di una scocca dall’elevata resistenza torsionale. Le performance dinamiche trovano ulteriore sottolineatura nel raffinato schema delle sospensioni multilink a 5 bracci e nell’assetto sportivo, con risposte personalizzate selezionabili mediante il sistema Audi drive select, forte dei programmi balanced/individual, efficiency, comfort e dynamic. Ambedue le varianti di potenza e di carrozzeria delle Q5 e-hybrid si fregiano della trazione integrale quattro ultra: essa vede la catena cinematica operare in modo particolarmente efficiente, attivando l’invio di parte della coppia al retrotreno solo se necessario. All’elevato dinamismo delle SUV plug-in contribuisce infine lo sterzo progressivo, di serie, con servoassistenza e demoltiplicazione variabili. Sotto il profilo della versatilità, da tradizione fiore all’occhiello della gamma Audi Q5, il passo di 2820 mm contribuisce a una generosa abitabilità, mentre la capacità di carico si attesta a un massimo di 438/1.358 dmc per la SUV e 433/1.300 dmc per la Sportback. I sedili posteriori plus, di serie per entrambi i modelli e frazionabili 40/20/40, prevedono gli schienali a inclinazione variabile. La cappelliera, quando non utilizzata, può essere riposta sotto il piano di carico.
UNA GAMMA BEN ARTICOLATA E BEN EQUIPAGGIATA
Analogamente al resto della gamma Audi Q5, le varianti plug-in sono proposte nelle versioni Business, Business Advanced e S line edition, mentre la Sportback plug-in solo nei due superiori. Le varianti top di gamma da 367 CV sono disponibili nella sola configurazione S line edition dalla connotazione sportiva, con sedili anteriori anatomici a regolazione elettrica, l’estetica S line, i cerchi in lega da 20”, il volante multifunzione “tagliato” nella sezione superiore e inferiore nonché le pinze freno rosse. Sin dall’allestimento d’ingresso di Audi Q5 e-hybrid 299 CV sono incluse dotazioni di pregio – a vantaggio del valore residuo – quali la navigazione MMI plus, il climatizzatore automatico trizona, i cerchi in lega da 18”, i sedili anteriori riscaldabili, i rivestimenti interni in pelle e similpelle, il palcoscenico digitale che domina la plancia, la smartphone interface con app store, la ricarica wireless, l’Audi sound system da 180 Watt, il portellone elettrico e i proiettori/gruppi ottici posteriori a LED. Ampia la gamma dei sistemi di assistenza alla guida: cruise control adattivo, park assist plus, telecamera per la retromarcia e assistenza al traffico trasversale, al superamento di corsia, alla sterzata e alla svolta sono standard su tutta la gamma.
FORD CAPRI
FORD CAPRI
EXTENDED RANGE
AWD PREMIUM
Torna alla ribalta un nome iconico della storia Ford. Ma la nuova Capri è elettrica, spaziosa e ancora più performante delle coupé che hanno percorso le strade e gli autodromi d’Europa (e non solo) più di mezzo secolo fa. Con la batteria di maggior capacità l’autonomia del top di gamma è adeguata
€ 58.000
Il nome Capri riporta alla memoria, a chi non è più così giovane, la coupé che Ford Europe produsse e commercializzò dal 1969 al 1986 in tre generazioni affermatesi sia in termini di vendite sia per i numerosi successi agonistici ottenuti soprattutto in pista, nei campionati Turismo, con piazzamenti di rilievo nelle gare di durata come la 24 Ore di Le Mans. Oggi la Capri è una liftback (o sport-coupé, come la definiscono in Ford) con portellone posteriore e ruote alte, a trazione esclusivamente elettrica; la piattaforma è comune alle Volkswagen ID.3 e ID.4 come pure gran parte della componentistica, sia pure personalizzata con gli stilemi della Casa americana. Una gamma ben strutturata, con listino a partire da 42.750 euro, consente di scegliere la versione più adatta alle proprie esigenze, optando per l’allestimento “base” o quello Premium (3000 euro di sovrapprezzo, ma 4250 euro sul modello d’accesso), la trazione posteriore o integrale bimotore (3500 euro di differenza tra le due), la Standard Range o Extended Range, rispettivamente con batteria da 52 kWh e 77 kWh (7500 euro di gap per le versioni Premium, 8750 euro per le “base”). Curiosità: c’è solo un colore di serie, il giallo dell’esemplare che abbiamo provato; gli altri, pastello o metallizzati, sono optional con sovrapprezzo, da 500 a 1000 euro; 1000 euro anche per il tettuccio panoramico non apribile e 1250 euro per la pompa di calore, che per lo meno non penalizza l’autonomia a riscaldamento acceso.
LINEA ORIGINALE E FILANTE
I designer Ford hanno compiuto un mezzo miracolo nel differenziare la Capri (463 cm) dalla più compatta (447 cm) Explorer-E realizzando un frontale completamente diverso e ben riconoscibile; bene le misure di abitabilità e la capacità del bagagliaio, da 572 a 1510 dmc, circa 100 litri più ampio rispetto a quello della sorella minore. Grazie al profilo più filante, quasi da coupé, e all’aerodinamica leggermente più efficiente l’assorbimento di energia è un po’ più contenuto rispetto alla Explorer-E, tanto che le percorrenze con un kWh sono superiori: si va da 6,7 a 7,5 km (da 6 a 7,2 sulla Explorer-E).
PERCORRENZE A SECONDA DI BATTERIA E ALLESTIMENTO
L’autonomia è condizionata dalla capacità della batteria e va dai 303 km della Standard Range ai 627 km della Extended Range “base” con un solo motore; la versione Premium AWD da 250 kW (340 CV) di potenza massima, oggetto della nostra prova, pur con la batteria da 79 kWh, si ferma a 560 km, complici anche le gomme più grandi, con quelle da 21 pollici, opzionali, che sono proprio da evitare visto che sottraggono una manciata di chilometri di percorrenza senza portare benefici pratici. A titolo di esempio, tra la Extended Range “base” con ruote da 18” e la “nostra” Premium con le ruote da 19” di serie, ci sono 32 km di differenza in termini di autonomia con il “pieno” di energia, solo in parte dovuti al peso degli allestimenti (16 kg in più per la Premium che, tra l’altro ha di serie il portellone posteriore a comando elettrico).
CONVINCENTE SU STRADA
Su strada la Capri è piacevole da guidare; ben incollata all’asfalto, scatta da 0 a 100 km/h in 5,3 secondi nella versione AWD provata e raggiunge i 180 km/h, autolimitati per ridurre l’assorbimento di energia. È piuttosto maneggevole a dispetto delle dimensioni, ha uno sterzo preciso e progressivo e gli ausilii alla guida non sono troppo invasivi. Comodo lo schermo centrale verticale a inclinazione regolabile, dietro cui si cela un vano portaoggetti quando il monitor è nella posizione più obliqua; discutibili invece i comandi a sfioramento sul volante che rischiano di essere azionati involontariamente, come del resto quelli delle luci posti sulla plancetta a sinistra del volante e quelli degli alzacristalli posteriori, accessibili con uno switch sul pannello-porta lato guidatore.
I NUMERI CHE CONTANO
Potenza250 kW (340 CV)
Coppia255 Nm
Lungh/largh/alt463 x 187 x 163 cm
Bagagliaio572-1510 dmc
Peso2190 kg
Vel max180 km/h A
Consumo medio14,9 kWh/100 km (Autonomia: 560 km)
foto
apert 284
appoggio 293
jolly (plancia, fari, presa, foto ufficiali Ford n. 76, 28, 29, 27) e scritta dietro 298
2a doppia
apertura 25
appo 294
interni 50 (tagliata appena sopra il volante) -52-48-299-54 – 1287
dettagli 1292, 74, 78, 79
motore 304 (vicino alla scheda tecnica)


















































































































































































































































