PORSCHE CAYENNE COUPÈ E-HYBRID

PORSCHE CAYENNE COUPÈ E-HYBRID

Perfetta compagna di viaggio negli spostamenti di lavoro e nelle occasioni private, rappresenta un cocktail ben riuscito tra sostenibilità, prestazioni e fruibilità quotidiana. L’abbiamo provata sulle strade della 1000 Miglia, visitando un resort 5 stelle lusso a picco sul Garda

Quando fece il suo debutto sul mercato, nel 2003, la Porsche Cayenne inventò dal nulla una nuova nicchia di mercato, quella delle SUV ad alte prestazioni che non rinunciavano però a ottime performance in fuoristrada. Vent’anni e due generazioni dopo la 4×4 tedesca conserva i suoi primati, anche se ha nel frattempo rivoluzionato il suo approccio al mercato, facendosi più sostenibile e meno modaiola , se così si può dire. Il cocktail delle sue caratteristiche, stradali e offroad, si è evoluto privilegiando la capacità di dominare l’asfalto e di danzare tra le curve, meglio ancora nella versione Coupé oggetto della nostra prova, che dà subito l’idea di un maggior dinamismo. L’offerta tecnica, da parte sua, è ormai declinata alla pari tra versioni ibride plug-in e varianti termiche, con queste ultime che spaziano da 353 a 500 CV di potenza, mentre le prime coprono un range da 470 CV (la Coupé E-Hybrid 3 litri 6 cilindri protagonista di questo approfondimento) a 740 CV di potenza combinata per la Turbo E-Hybrid 4 litri 8 cilindri che vanta anche una coppia di ben 950 Nm e una velocità massima di 295 km/h, passando per la S E-Hybrid da 520 CV e 750 Nm.

UN RESTYLING BEN RIUSCITO

L’attuale generazione della Cayenne è la prima a essere proposta anche in configurazione Coupé e, con l’aggiornamento di metà ciclo di vita della primavera 2023, ha saputo evolversi in modo significativo da tutti i punti di vista: stile, contenuti, connettività. Partiamo dall’estetica: nella vista frontale spicca il nuovo scudo paraurti che si collega otticamente ai parafanghi più arcuati, al cofano ridefinito e ai fari full-LED (optional gli HD Matrix) dal design tecnico, tutti elementi che enfatizzano la larghezza della vettura, 1983 mm. I gruppi ottici posteriori dal disegno tridimensionale, le superfici pulite e la nuova sezione inferiore posteriore con portatarga integrato caratterizzano il posteriore della  Cayenne model-year 2025, dove la scritta Porsche nell’elemento di congiunzione dei gruppi ottici quasi scompare nel segno di una discrezione forse sconosciuta alle prime Cayenne. Poco pratico semmai il tasto di azionamento dei fari, nascosto nella zona sinistra della plancia, vicino al pulsante di avviamento: in partenza le luci si commutano automaticamente nella posizione Auto ma per poter viaggiare sempre con gli anabbaglianti accesi occorre premere due volte il comando.

PIÙ STRADALE CHE FUORISTRADA

Inedito, per la Cayenne, il posizionamento del selettore del cambio automatico, a 8 rapporti con funzione Brake per accentuare la frenata rigenerativa e modalità manuale-sequenziale gestita dai bilancieri al volante: è anch’esso sulla plancia, alla destra del quadro strumenti, soluzione (analoga a quella utilizzata sulla 911 della generazione 992) che ha liberato spazio sul tunnel per ospitare vani portaoggetti più capienti, compresa la piastra per la ricarica induttiva del telefono. Rispetto alla prima Cayenne del 2002 manca il riduttore, segno di un passaggio dall’anima più fuoristradistica del modello primogenito al DNA da SUV dell’attuale modello che, con la motorizzazione ibrida plug-in, vede più che dimezzarsi la capacità di guado, da 475 mm a 225 mm, rispetto alla versione non elettrificata a parità di sospensioni pneumatiche (25 mm in più per gli esemplari dotati di sospensioni con molle in acciaio).

ASSISTENTI ALLA GUIDA? SÌ, MA NON INVASIVI

Comfort e sicurezza risultano ulteriormente migliorati, con il climatizzatore quadrizona opzionale dotato di un sensore della qualità dell’aria e di un’interfaccia con il sistema di navigazione per attivare automaticamente la funzione di ricircolo. Il cruise control adattivo si avvale inoltre dell’assistente attivo per i limiti di velocità, cui si aggiungono le funzioni di mantenimento della traiettoria, gestione curve e il Porsche InnoDrive per una guida più rilassata e sicura. Da parte loro, le nuove sospensioni pneumatiche adattive con tecnologia a 2 camere e 2 valvole, anch’esse opzionali, rendono la guida ancora più coinvolgente e riposante grazie al loro smorzamento morbido, ideale per la guida su asfalto e sterrato, e la precisione di guida, visto che riducono i movimenti della carrozzeria nel misto e propongono una differenziazione ancora più netta della loro attività tra le modalità di guida Normal, Sport e Sport Plus (selezionabili tramite la piccola manopola sulla corona del volante.

UN SALOTTO SU MISURA

L’abitacolo della “nostra” Cayenne Coupé si presenta ampiamente personalizzato, con il rivestimento in pelle bicolore nero e gesso dei sedili, con il riscaldamento delle poltrone anteriori e del divano posteriore, con la ventilazione dei sedili anteriori, dotati a loro volta non solo di tutte le principali regolazioni elettriche ma anche di fianchetti registrabili in zona fianchi e cosce, per renderli avvolgenti come su una race-car. Altre “coccole” a richiesta ma presenti sull’auto provata sono il volante riscaldabile e gli stemmi Porsche sui poggiatesta anteriori, mentre la pedaliera in acciaio sottolinea il DNA sportivo di un modello che, pur nella sua sostenibilità, non perde di vista le origini della Casa di Zuffenhausen. Il Bose Surround System, optional, è in grado di trasformare la Cayenne Coupé in una sala da concerto, completando l’intrattenimento a bordo che, per il passeggero anteriore, è fornito anche dallo schermo da 10 pollici sul lato destro della plancia e caratterizzatore da un inibitore che impedisce al conducente di distrarsi guardando i file video selezionati da chi gli siede a fianco.

FINO A 90 CHILOMETRI IN ELETTRICO

Il propulsore a 6 cilindri a V di 90 gradi e 3 litri di cilindrata costituisce la base della catena cinematica della Cayenne E-Hybrid. In combinazione con un nuovo motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 130 kW (pari a 176 CV), la potenza del sistema raggiunge i 346 kW (470 CV). Dotato di una batteria ad alto voltaggio con una capacità aumentata di 25,9 kWh rispetto ai 17,9 kWh del predecessore, il veicolo raggiunge ora un’autonomia puramente elettrica fino a 90 chilometri secondo il ciclo WLTP, a seconda degli equipaggiamenti. Il caricabatterie di bordo da 11 kW riduce il tempo di ricarica presso una fonte di alimentazione adeguata a circa 2 ore e 40 minuti, nonostante la maggiore capacità della batteria.

QUATTRO RUOTE STERZANTI OPTIONAL

Su strada la Cayenne Coupé ibrida “entry level” mostra un dinamismo degno del marchio di Stoccarda nonostante il peso di 2455 kg a vuoto, 370 kg in più della corrispondente versione non elettrificata. Merito anche di un paio di dotazioni extra che, assieme, costano poco più di 4mila euro ma che cambiano notevolmente il carattere della vettura: l’asse posteriore sterzante, in grado di esaltare, soprattutto sui percorsi di montagna, la maneggevolezza di un’auto che sfiora i 5 metri di lunghezza risultando d’aiuto tra l’altro anche in fase di parcheggio (riduce il diametro di sterzata), e le sospensioni pneumatiche autolivellanti adattive con regolazione dell’altezza, che permettono di viaggiare su una “bolla virtuale” (o su una nuvola, se preferite) quanto ad assorbimento delle asperità ma che consentono anche di ottimizzare l’aerodinamica dell’auto, per esempio abbassandosi di qualche centimetro in base all’andatura. Sull’esemplare in prova, dotato di ruote in lega da 21 pollici (modello RS Spyder Design), anche l’appoggio a terra è risultato di alto livello, ben coadiuvato da pneumatici estivi Pirelli PZero con misure specifiche per i due assali, 285/45 ZR21 davanti e 315/40 ZR21 dietro. Possente l’impianto frenante, che si avvale di dischi anteriori da 390 mm e posteriori da 358 mm, con pinze a 6 pistoncini all’avantreno e a 4 al retrotreno, per spazi d’arresto contenuti e una resistenza all’affaticamento esemplare.

Imparando a gestire le percorrenze in modalità puramente elettrica, la Cayenne E-Hybrid si può rivelare anche un’eccellente “nave scuola” per passare alla guida a emissioni zero allo scarico. E quando si decide di pilotare e non solo di guidare, la SUV coupé di Porsche ricaricabile alla spinta mette pur sempre a terra uno 0-100 km/h in 4,9 secondi, uno 0-200 km/h in 18,2 secondi e una punta massima di 254 km/h.

LEFAY RESORT LAGO DI GARDA

Immergersi nei piaceri della vita e del gusto in ambienti da mille e una notte, a 90 minuti da Milano e da Bologna. Un luogo incantevole sospeso sul Garda che custodisce spazi raffinati per soggiorni indimenticabili.

Una spettacolare vista sul Lago di Garda, là dove il Benaco si stringe per puntare dritto verso il Trentino, lasciandosi alle spalle la pianura e le campagne del Bresciano e del Veronese. I comfort da mille e una notte di un hotel 5 stelle lusso, dotato di camere e suite con superfici che raggiungono i 600 metri quadrati e offrono coccole irripetibili come le Jacuzzi interne ed esterne su terrazze private con un colpo d’occhio panoramico verso l’incantevole Riviera dei Limoni. Il relax e tutte le attenzioni di una beauty farm del livello più alto nella Spa: un esclusivo tempio del benessere di oltre 4300 metri quadrati, dove mente e corpo si rigenerano riscoprendo le emozioni più autentiche, con la possibilità di trattamenti personalizzati per ogni ospite. Tutto questo all’interno di un parco da 11 ettari immersi tra dolci colline e terrazze naturali di boschi e uliveti da cui si gode una meravigliosa vista sul Garda. Questo e molto altro è Lefay Resort Lago di Garda, un gioiello dell’ospitalità che sorge sopra Gargnano, sponda lombarda del Benaco, il luogo ideale per chi ha ancora voglia di stupirsi, per chi in una vacanza ama perdersi per poi ritrovarsi. La struttura sorge infatti in un parco naturale protetto, il Parco Alto Garda Bresciano, una Zona di Protezione Speciale della Rete Natura 2000, principale strumento per la conservazione della biodiversità dell’Unione Europea.

RILASSARSI IN SUITE DA 50 A 600 METRI QUADRATI

Il cuore dell’offerta del Lefay Resort Lago di Garda è rappresentato dall’eccelsa ospitalità che si fonda su spazi ampi e accoglienti arredati con gusto e raffinatezza. L’emozione della natura entra in ogni stanza: tessuti naturali e pregiati materiali locali convivono con tecnologie avanzate per rendere ogni soggiorno indimenticabile. Le Prestige Junior Suite da 50 metri quadrati, luminose e spaziose, si trovano al piano terra e si aprono sul giardino, affacciato direttamente sul Lago di Garda, per memorabili momenti di tranquillità e benessere. Stessa superficie per le Deluxe Junior Suite, che però si trovano al primo piano e dispongono di un balcone privato da cui si ammira una splendida vista sul lago: la soluzione perfetta per chi è alla ricerca della massima privacy in un’atmosfera suggestiva e rilassante. Le Family Suite da 73 metri quadrati sono ideali per una vacanza con i figli o per chi ha l’esigenza di avere due bagni e due camere da letto separate, all’interno dello stesso ambiente. Le Exclusive Suite da 83 metri quadrati regalano la libertà di un living room privato, il piacere di una Jacuzzi vista lago e una serie di servizi esclusivi dedicati, per far sentire ogni ospite al centro di una grande emozione. L’incanto di una vista senza paragoni che si gode dalle Sky Suite, 134 metri quadrati di superficie, coniugano privacy e relax grazie ad un ampio living room, una sauna privata e la Jacuzzi esterna situata in una terrazza panoramica tra lago e cielo. Con Royal Pool e Spa Suite, da 350 a 600 metri quadrati, si raggiunge la massima espressione del nuovo lusso Lefay: si affaccia su un giardino privato e una piscina Infinity a uso esclusivo con vista lago e offre servizi unici come l’area Private Spa e il servizio di concierge dedicato.

UNA CUCINA VITALE IN CHIAVE GOURMET
Lefay Vital Gourmet valorizza la dieta mediterranea e i sapori più autentici del territorio. Le materie prime di stagione, l’olio extravergine d’oliva, gli agrumi del lago e le erbe aromatiche degli orti locali, per una cucina vitale e leggera. Al Lefay Resort Lago di Garda la ristorazione raggiunge livelli sublimi. Con una terrazza sospesa sul Benaco e una vista unica, Gramen è il ristorante mediterraneo in cui regna il rispetto per la Terra e per noi stessi firmato dall’Executive Chef stellato Matteo Maenza. I due menù degustazione sono rispettivamente ispirati al Giardino Energetico Terapeutico e al mondo acquatico, con piatti di pesce di mare e di lago. Al Ristorante La Limonaia un ambiente luminoso dal design leggero, il cui gioco di geometrie rievoca le tradizionali limonaie offrendo uno spazio dedicato alla convivialità, si apprezza la cucina d’ispirazione mediterranea che rinnova ed esalta la tradizione classica italiana. A completamento dell’offerta, il Pool Bar permette trascorrere una piacevole giornata a bordo piscina, in un’oasi sospesa tra cielo e lago, sorseggiando il drink preferito o assaggiando uno snack, mentre il Lounge Bar, con le sue luci soffuse, le note del pianoforte e il meglio dei cocktail e dei liquori internazionali, offre agli ospiti la possibilità di immergersi in un’atmosfera sofisticata e seducente, incorniciata dallo splendido tramonto sul lago che si ammira dalla terrazza.

QUANDO OSPITALITÀ FA RIMA CON SOSTENIBILITÀ

Sostenibilità è un tema che affrontiamo ormai quotidianamente, e non solo noi di Green Mobility Auto&Travel: qui al Lefay Resort Lago di Garda sostenibilità si coniuga con esclusività nell’ottica di fare qualcosa cui gli altri non hanno ancora pensato, creando qualcosa per pochi che faccia bene a tutti. A partire dalla bioarchitettura: un design integrato nel territorio e ispirato alle limonaie, costruzioni tipiche utilizzate per la coltivazione dei limoni, caratterizzate da pilastri in pietra e legno. La struttura si inserisce nella morfologia del paesaggio con un impatto visivo ridotto al minimo. Gli interni utilizzano materiali naturali del territorio nel pieno rispetto della natura. Una centrale tecnologica produce energia elettrica, calore e raffrescamento attraverso fonti pulite e rinnovabili quali biomassa, cogenerazione e pannelli fotovoltaici, per una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 1130 tonnellate l’anno. La raccolta dell’acqua piovana e la gestione della lavanderia sono orientate al massimo risparmio idrico.


McLAREN ARTURA

McLAREN ARTURA

Una supercar da 700 CV e 330 km/h capace di muoversi nel totale silenzio nella natura e nel caotico traffico cittadino. La biposto inglese prende a prestito la tecnologia ibrida delle sue hypercar Speedtail e P1 e l’impiego estensivo della fibra di carbonio

Nei suoi sessant’anni di storia la McLaren ha saputo interpretare al meglio il duplice ruolo di Costruttore di vetture da competizione e di Casa automobilistica dedita alle supercar ad altissime prestazioni. Oggi McLaren sta raggiungendo i migliori risultati in entrambi i ruoli, con una netta dominanza nel Campionato del Mondo di Formula 1 e con una gamma di vetture ultra-high performance che trova poche analogie con quanto proposto dalla concorrenza.

Accanto alle 4 litri V8 biturbo da 635 CV (la GTS) e da 750 CV (le 750S in configurazione coupé e spider), la Casa inglese propone le Artura, coupé e roadster, con cui mette su strada (o in pista, fate voi) una power-unit ibrida ricaricabile alla spina da ben 700 CV complessivi, ottenuti dall’unione del V6 biturbo da 3 litri di cilindrata da 605 CV e del motore elettrico da 95 CV, che le permette di avanzare a emissioni zero per circa 33 km a non più di 130 km/h. Quello che ci è bastato per il breve tratto autostradale percorso per raggiungere da Milano l’uscita di Capriate San Gervasio della A4, prima di dirigerci verso le Prealpi Orobiche, dove ad attenderci c’era Cascina Drezza, la raffinata azienda agricola della famiglia milanese Zanchi, “casa” di pregiate “bollicine”. Per la cronaca, 330 km/h è invece la punta massima raggiungibile in modalità ibrida.

TUTTE LE COMODITÀ DELLA GUIDA IN ELETTRICO MA…
In effetti, per chi fosse abituato a vetture strapotenti con motore esclusivamente a combustione interna ha quasi del soprannaturale procedere a velocità autostradale senza sentire alcun rumore di meccanica: la Artura in effetti rappresenta un unicum in casa McLaren, essendo il solo modello elettrificato nella gamma attuale. Elemento che nulla toglie alle caratteristiche di base della vettura, dotata come le altre supercar “papaya” di telaio monoscocca in fibra di carbonio (con cella di sicurezza per la batteria di trazione specifica per le Artura) e porte apribili verso l’alto, con un effetto scenico non inferiore alla praticità di un sistema che consente di entrare e uscire dall’auto anche in presenza di spazi stretti intorno alla vettura. Diciamo pure che le finalità dell’ibrido, contenimento dei consumi a parte (non proprio una priorità per questo genere di clientela), possono riassumersi nell’avviamento in elettrico, il che permette di uscire dal garage di primo mattino senza svegliare tutto il vicinato, nella comodità della guida elettrica nel traffico cittadino e nella possibilità di procedere, se la batteria è carica, per brevi tratti autostradali a velocità codice, visto che in modalità elettrica la Artura non supera il limite imposto per lo meno in Italia e nelle vicine Austria e Francia.

…PRESTAZIONI DA AUTENTICA SUPERCAR
L’Artura porta i vantaggi di un propulsore ibrido ad alte prestazioni, precedentemente impiegato da McLaren nella McLaren P1 e nella Speedtail, a una supercar prodotta in serie. Lo schema dell’Artura combina un propulsore V6 3 litri biturbobenzina e un motore elettrico a flusso assiale (E-motor) leader del settore, integrato in una trasmissione a 8 marce, con un pacco batteria agli ioni di litio. La potenza combinata del propulsore ibrido ad alte prestazioni è stata aumentata nell’Artura model-year 2025 a 700 CV e 720 Nm, con la coppia del motore elettrico, 225 Nm, che garantisce una risposta istantanea

dell’acceleratore sommandosi ai 585 Nm espressi dal V6 3 litri biturbobenzina. Il passaggio da 0 a 100 km/h richiede solo 3 secondi netti mentre per arrivare a 300 km/h da fermo le bastano soli 21,5 secondi. Il design altamente efficiente e il propulsore della Artura sono alla base di un consumo di carburante di 4,8 litri ogni 100 km nel ciclo misto UE WLTP, un valore non proprio realistico nell’impiego comune visto che presuppone la partenza con batteria carica al 100% e una percorrenza di soli 100 km, ma pur sempre indicativo dell’efficienza della vettura.

QUATTRO DRIVE MODE PER OGNI ESIGENZA
La McLaren Artura dispone di quattro modalità di propulsione, che soddisfano ogni esigenza di guida e che sono impostabili tramite un selettore sul bordo destro del quadro strumenti digitale: E-mode, Comfort, Sport e Track. La modalità E è quella predefinita per l’avviamento silenzioso e la guida completamente elettrica a emissioni zero. In modalità Comfort, il motore biturbobenzina V6 funziona in tandem con il motore elettrico, con la massima assistenza per il risparmio di carburante. Nella modalità Sport, il motore elettrico fornisce la coppia ai bassi regimi, mentre il V6 mira alle massime prestazioni. La modalità Track offre la stessa combinazione di potenza ibrida, con un software di trasmissione che garantisce cambi di marcia più rapidi. Il passaggio dalle modalità di guida Electric a Comfort, Sport o Track è stato migliorato sulle Artura dell’attuale model-year rispetto agli esemplari di prima generazione.

SONORITÀ INCONFONDIBILI IN SPORT E TRACK
Non è tutto: il rumore di aspirazione e di scarico è stato ottimizzato per tutte le condizioni di guida; il sistema di scarico, in particolare, è stato ulteriormente migliorato sulla Artura modello 2025. Il sistema rivisto è dotato di valvole e incorpora un risonatore sintonizzato e una forma conica verso l’alto dei tubi di scappamento per perfezionare ulteriormente la nota del motore ai regimi medio-superiori. Ciò fornisce un sound “più pulito”, ancora più godibile a finistrini abbassati e nel caso della Artura Spider, a tettuccio aperto. Sulle Artura è inoltre disponibile uno scarico sportivo opzionale, in grado di offrire un tono più chiaro e definito grazie all’impiego di un amplificatore per canalizzare le autentiche onde sonore del tubo di scappamento nell’abitacolo. Completamente attivo nelle modalità di propulsione Sport e Track, questo “symposer” amplifica la connessione tra il guidatore e il motore a combustione interna dell’Artura, aumentando il coinvolgimento durante la guida sportiva e ai regimi più elevati. Lo scarico sportivo opzionale conserva pure la capacità di fornire una guida più silenziosa in modalità Comfort.
Con queste caratteristiche uniche la Artura dimostra di essere una supercar che può essere guidata ogni giorno nel normale traffico urbano e ma che sa diventare incredibilmente coinvolgente su strada o pista.

TUTTO QUEL CHE SERVE PER SENTIRE LA STRADA
L’orientamento alle massime performance e al piacere di guida è perseguito dalla McLaren sulla Artura con specifiche soluzioni tecniche: il servosterzo elettroidraulico, capace di fornire una maggiore sensibilità e precisione al comando, il primo differenziale elettronico McLaren, le sospensioni attive con ammortizzatori Monroe Proactive Damping Control e l’ESP regolabile o escludibile. Nel dettaglio, le impostazioni “ESC On”, “ESC Dynamic” e “ESC Off” sono distinte dalle modalità Gestione e Propulsore, offrendo al guidatore il pieno controllo sul livello di intervento del veicolo disponibile. Inoltre il Launch Control per prestazioni ottimizzate in pista è di serie, così come la nuova funzione Spinning Wheel Pull-Away, che viene attivata, escludendo completamente il controllo elettronico della stabilità tramite il pulsante ESC sul cruscotto del conducente, per consentire uno slittamento spettacolare delle ruote quando si accelera da fermi con un carico elevato sull’acceleratore. L’impianto frenante della Artura prevede dischi carboceramici (da 390 mm di diametro sull’avantreno e da 380 mm sul retrotreno) abbinati a pinze in alluminio a

6 pistoncini davanti e a 4 pistoncini dietro, per spazi d’arresto di 31 metri da 100 km/h e di 124 metri da 200 km/h. 390 mm nella parte anteriore e 380 mm nella parte posteriore.

SEMPLICITÀ AL VOLANTE
L’abitacolo, completamente focalizzato sul guidatore, è ispirato a un concetto di tecnologica semplicità, a partire dal volante, privo di comandi remoti (salvo i grandi bilancieri del cambio, dietro la corona per essere azionabili anche in mezzo a una curva). Il quadro strumenti digitale è solidale con il piantone dello sterzo (regolabile elettricamente in altezza e profondità) per consentire una perfetta leggibilità delle indicazioni; un display digitale sulla consolle è la seconda interfaccia uomo-macchina per i servizi di bordo come navigazione, telefonia bluetooth e impianto stereo (optional il Bowers&Wilkins a 12 altoparlanti), mentre a richiesta è disponibile un pacchetto di assistenti alla guida che spazia dal cruise control adattivo al mantenimento della corsia.

CASCINA DREZZA:
LA LOCATION PERFETTA PER OGNI EVENTO

Sui primi contrafforti delle Prealpi Orobiche c’è un indirizzo raffinato per i momenti da ricordare, un luogo dove si producono vini di gran classe e si riscopre la gioia di vivere

Sui primi contrafforti delle Prealpi Orobiche, siamo nel Comune di Pontida, in provincia di Bergamo, sorge Cascina Drezza, uno splendido “buen ritiro” lontano dallo stress e dal caos della città ma a pochi chilometri dalle principali vie di comunicazione, a cominciare dalla A4 Torino-Trieste ma anche dalla Statale 36 che collega Milano alla Svizzera e alle direttrici che portano verso Austria, Germania e l’Europa Centrale. Ci troviamo alle pendici della Valcava, un’area collinare particolarmente fertile che sorge tra la Brianza Lecchese e l’inizio della Valle Imagna e della Val Brembana. Acquistata nel 1958 dal capostipite della famiglia, conte Prospero Zanchi di Zan, Cascina Drezza è oggi accuratamente gestita con tanta passione da Pierlorenzo Zanchi, professionista milanese e pilota gentleman, collezionista di auto d’epoca, e veste una pluralità di ruoli. È una prestigiosa location per eventi, feste e celebrazioni, apprezzata per il giardino, per la piscina, per gli angoli dove intrattenersi. Ma anche un luogo di produzione di ottimi vini: qui, da oltre 60 anni, la famiglia Zanchi nobilita la vite con i suoi vini. Il suo metodo classico a base di Chardonnay esprime verticalità e finezza. Pierlorenzo (Peter per chi ne ha seguito i successi sportivi nei rally), dopo anni di conferimento delle uve alla locale cantina sociale, nel 2014 ha deciso di dare inizio alla propria produzione di bollicine. Metodo Classico, Metodo Classico Rosé e Drezza Cuvée Brut Blanc des Blancs. Quest’ultimo è ottenuto dalla spumantizzazione delle uve Chardonnay dell’azienda sulle feccie fini per 6 mesi con metodo Martinotti. Le vigne sono coltivate sugli assolati declivi della Riviera di Pontida a 450 metri sul livello del mare, composti in prevalenza da flysch originatosi nel Cretaceo Superiore (90 milioni di anni fa). La bassa resa, 60 quintali per ettaro, e la cura nella conduzione dei soli 3 ettari di proprietà donano un vino ampio e ricercato, dai sentori floreali e di miele d’acacia, con un sorso asciutto, fresco e minerale.

Tutto nella tradizione del luogo: Pontida, in provincia di Bergamo, è un nome famoso sin dall’antichità quando da quelle terre passava l’antica strada militare che collegava Aquileia alla Rezia, nel Medioevo è noto lo storico giuramento dei Comuni che formavano la Lega Lombarda (1167) per combattere contro Federico il Barbarossa, Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Ma più importante per la coltivazione della vite è la basilica Benedettina di San Giacomo e il lavoro dei monaci. Da fonti del tempo risulta che la

produzione di vino era abbondante e poteva superare il fabbisogno della popolazione locale. Questo è un territorio circoscritto, gli ettari vitati sono 19,5 a Pontida e 10,7 nella vicina Palazzago, ma caratterizzati da un suolo ben preciso (il Flysch di Pontida), terreni collinari a forte pendenza e che godono di un’ottima ventilazione e importante escursione termica tra giorno e notte e tra le stagioni.


VOLKSWAGEN ID BUZZ PRO+

VOLKSWAGEN  ID BUZZ PRO+

Con lo sfizioso pulmino elettrico della Casa tedesca abbiamo raggiunto il podere di Selva Capuzza, luogo in cui s’incontrano le eccellenze della cucina, dell’enologia e dell’ospitalità. Più di 400 km di autonomia e tanti spunti di design per un veicolo d’elite.

Avete presente quanti pulmini Volkswagen degli Anni Sessanta e Settanta “lavorano” oggi nel mondo della moda o delle manifestazioni fieristiche, dove fungono da sedi di negozi dello street food? Tanti, tantissimi. Attività prevalentemente stanziali, che non richiedono particolari cure tecniche e specifiche attenzioni nella manutenzione, con i vecchi 4 cilindri boxer a benzina che fanno onestamente il proprio lavoro anche dopo aver spento 50, 60, 70 candeline.
Per lavorare nel mondo dell’ospitalità e dei servizi di trasporto oggi occorrono però veicoli specifici. Meglio se elettrificati o elettrici. Il Volkswagen ID Buzz, proposto nelle versioni Shuttle (quella oggetto della nostra prova) e Van è uno di questi. Ha forme iconiche, che richiamano quelle del primo Bulli, reinterpretate alla luce delle più moderne tendenze stilistiche. E interni quasi futuristici, per stupire con elevati livelli di connettività ma anche per garantire la sostenibilità, tramite il ricorso a materiali riciclati e riciclabili. Che sul pulmino Volkswagen elettrico fanno la loro bella figura grazie a un design ricercato, sofisticato, che non perde però mai di vista la praticità.
Abbiamo utilizzato un ID Buzz Pro+ per recarci a Selva Capuzza, podere a sud di Desenzano del Garda dove hanno sede l’agriturismo Borgo San Donino e il ristorante Cascina Capuzza.

CINQUE POSTI E UN DESIGN INCONFONDIBILE
Gli ingombri sono da monovolume di fascia intermedia: notevoli ma non eccessivi se si considera che la lunghezza è di 471 cm, la larghezza di 199 cm e l’altezza di 193 cm. I posti sono cinque: occorrerà aspettare ancora qualche mese per poter ordinare l’ID Buzz a passo lungo, capace di accogliere a bordo 7 persone. Viaggiando sul pulmino elettrico Volkswagen non si passa inosservati, specie se il veicolo è bianco e giallo come quello della nostra prova: sa attirare gli sguardi con simpatia, e pure con benevolenza quando capita di lasciarlo un paio di minuti in seconda o tripla fila per svolgere una commissione. Una domanda può sorgere, a questo punto: che bisogno c’era, in casa Volkswagen Veicoli Commerciali, di affiancare un altro modello ai già noti Transporter Kombi, Caravelle T6.1, Multivan T6.1 4Motion e Multivan T7 PHEV? Una prima risposta potrebbe far leva sul fatto che solo l’ID Buzz è 100% elettrico. Ma la realtà è data dal fatto che mentre i T6.1 sono mezzi da lavoro a tutti gli effetti, derivati da un furgone e proposti con un occhio ai numeri (costi di gestione, tempi operativi di utilizzo), l’ID Buzz non scende a compromessi con gli aspetti più pratici della vita quotidiana. Per rifornire la batteria di trazione da 77 kWh dal 20% al’80% della carica massima occorre una mezz’oretta dalle colonnine in corrente continua se si riesce a sfruttare la potenza di ricarica massima di 170 kW.

STILE FUTURISTICO ALL’INTERNO
Quadro strumenti e pannello dell’infotainment sembrano tablet appoggiati al cruscotto, con il primo che mostra autonomia e capacità residua della batteria nell’ambito di uno schermo solo parzialmente riconfigurabile (non è possibile visualizzarvi le mappe di navigazione ma solo indicazioni a pittogrammi sulla direzione da mantenere o assumere). Il “navi” invece aggiunge, alle funzionalità abituali delle mappe digitali (visione a 3D, a 2D nel senso di marcia oppure orientata a Nord) come richiamo degli indirizzi precedenti e scelta dell’itinerario, anche le indicazioni relative alla raggiungibilità degli ultimi indirizzi memorizzati con l’attuale carica della batteria. Un dettaglio intelligente da non trascurare mai. Non manca il sistema di riconoscimento della segnaletica stradale, con la possibilità di adattare l’andatura impostata dal cruise control adattivo (la guida assistita di Livello 2 è opzionale a meno di 1000 euro ed è disponibile nell’ambito del pacchetto Assistenza Plus o nell’Inteligent Travel Assist che comprende anche il Side Assist e lo Swarm Data). Tra gli effetti speciali che l’ID Buzz riesce a regalare ai passeggeri spicca la barra a LED che percorre trasversalmente tutta la plancia colorandosi a seconda del richiamo da sottoporre al guidatore: si illumina di rosso, per esempio, quando ci si avvicina troppo a un ostacolo.

SI SALE E SCENDE COMODAMENTE
L’accessibilità è molto buona, complici il predellino integrato e il generoso angolo di apertura delle porte anteriori, mentre quelle posteriori, ad azionamento elettrico, sono scorrevoli e lasciano agio a chi deve salire anche con una borsa o una valigetta in mano. Il divano posteriore è scorrevole per ben 15 centimetri e sdoppiato in due parti asimmetriche, in proporzione 60%-40%. Inoltre i rispettivi schienali sono inclinabili separatamente, così che si possa scegliere la postura preferita e ampliare leggermente il volume destinato ai bagagli che il Costruttore indica in 1121 dmc (2205 dmc con l’ID Buzz in configurazione 2 posti). Con il piano di carico configurabile, opzionale (bisogna ordinare il pacchetto Comfort Plus che comprende anche, per meno di 800 euro, 3 porte USB-C anteriori e 4 posteriori, i sedili e il volante riscaldabili, il parabrezza isolante e la consolle centrale rimovibile con vani portaoggetti), è possibile creare un doppio fondo, utile a riporre i cavi di ricarica, ma soprattutto allineare la superficie di stivaggio a quella che si viene a creare abbattendo gli schienali del divano posteriore. Sugli schienali anteriori non mancano poi i tavolinetti ripiegabili con un ampio foro portabicchieri, né i braccioli regolabili su entrambi i lati e per ambedue le poltrone. Quanto a versatilità e funzionalità, dunque bene, ma non benissimo: mancano infatti lo schenale centrale ripiegabile e la ski-sac.

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Tanto in città quanto sui percorsi extraurbani l’ID Buzz regala soddisfazioni inattese dal punto di vista dinamico, con una maneggevolezza quasi sorprendente che gli deriva dallo schema tecnico con motore e trazione posteriori, soluzione in grado di consentire alle ruote anteriori un angolo di sterzata eccezionale (il diametro di volta tra marciapiedi è di soli 11,09 metri), e con un’agilità notevole testimoniata dai tempi in accelerazione da 0 a 50 km/h, meno di 4 secondi, e da 0 a 100 km/h in 10,2 secondi, garantiti dal motore da 150 kW e 310 Nm. Molto bene lo sterzo per precisione e sensibilità, ancora meglio i freni, capaci di fermare l’ID Buzz (che pesa quasi 25 quintali a vuoto, non dimentichiamolo mai) in 38-39 metri da 100 km/h con una notevole resistenza alla fatica. Il passo lungo, 299 cm, compensa l’altezza rilevante: in caso di errore l’ESP a riportare in traiettoria il pulmino elettrico Volkswagen. Evento del resto rarissimo, data la bontà dello schema delle sospensioni, con geometria McPherson davanti e bracci multipli al retrotreno. Il prezzo? Si parte da 66.730 euro IVA compresa (70.730 euro per la più ricca versione Pro+ provata, che ha di serie le porte laterali e il portellone a comando elettrico, la vernciatura bicolore, i fari LED Matrix con commutazione automatica abbaglianti-anabbaglianti e il navigatore Discover Pro con monitor da 12 pollici): non è un pulmino per tutti. E non solo perché è elettrico.

SELVA CAPUZZA: UN INDIRIZZO 100% GREEN
In quell’angolo della regione padana in cui quasi s’incontrano le province di Brescia, Mantova e Verona, a soli 4 chilometri dal Lago di Garda, sorge Selva Capuzza, un toponimo storico che richiama una zona boschiva, un tempo non coltivata e poi bonificata dai frati benedettini. Se l’origine agricola latina del nome Selva (Silva) è chiara, merita una spiegazione il termine Capuzza, che deriva dalla posizione lievemente sopraelevata della località, posta sulle colline moreniche che si sopraelevano sul Benaco. Siamo a 110 metri sul livello del mare, un’altitudine relativa ma più che sufficiente per ricevere i venti freddi provenienti da Nord e quelli caldi da Sud nei diversi momenti della giornata, condizione ideale – assieme al terreno calcareo-argilloso e ricco di sassi – per la coltivazione delle vigne e per la produzione del vino. L’unicità di questo contesto ambientale ha incoraggiato la famiglia Formentini, dedita a questo mestiere dal 1917 a dedicarsi completamente alla ricerca della massima espressione qualitativa delle uve autoctone e tradizionali, come Turbiana, Tuchì, Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese, per produrre le denominazioni che prendono vita all’interno del podere, a testimoniare la sua importante vocazione: Lugana, San Martino della Battaglia e Garda Classico.

UN AMBIENTE ISPIRATO DALLA BIODIVERSITÀ

All’interno del podere Selva Capuzza si trovano anche olivi, un bosco nato come tartufaia, ampi spazi aperti dedicati alla biodiversità, un parco di gelsi secolari e due piccoli laghetti.

Della proprietà Formentini fanno quindi parte la cantina di vinificazione, attiva dal 2001, dove si svolge il processo completo di produzione delle uve provenienti dai sei vitigni storici autoctoni della zona, la Cascina Capuzza, dove è possibile pranzare o cenare con i piatti e i vini della tradizione locale nell’annesso ristorante attivo dal 1986, prima licenza agrituristica della Regione Lombardia, e Borgo San Donino, che dal 2003 offre ospitalità in un contesto di quiete eccezionale nell’ambito di 11 appartamenti arredati personalmente dalla famiglia Formentini e ricavati da un’antica struttura millecentesca, rigorosamente privi di apparecchi televisivi e per i cui ospiti è prevista anche una piscina a pochi metri dalll’edificio principale, così che le attività acquatiche e natatorie non creino disturbo a chi è in cerca di riposo.

UN’OFFERTA NEL SEGNO DELL’ECCELLENZA

Tra i vini distribuiti da Visconti 43, sono prodotti da Selva Capuzza lo Spumante Metodo Classico Brut Millesimato Hirundo 2018, i rossi Garda Classico Rosso Superiore Madér 2017, il Groppello Garda Classico San Biagio 2022, Rosso Garda Classico Dunant 2018, il rosé Chiaretto Garda Classico San Donino 2022, e i bianchi Lugana Selva 2022, Passito Lume Benaco Bresciano, il Lugana 2022, il Lugana Riserva Menasasso 2019, il Nulla 2021 (in tiratura limitata) e il pezzo forte della cantina Selva Capuzza, il Bianco San Martino della Battaglia Campo del Soglio 2021, che si fregia della valutazione “3 bicchieri” del Gambero Rosso.

In particolare, per questa etichetta, è importante sottolineare che per la prima volta nella storia il San Martino della Battaglia ottiene i “3 bicchieri” del Gambero Rosso. San Martino della Battaglia è stata una DOC a fortissimo rischio di estinzione ed è ancora oggi una delle Denominazioni di Origine più piccole in Italia, descritta da Luca Formentini, quarta generazione dei proprietari e vinificatori di Selva Capuzza, come “La più piccola DOC bresciana, etichetta simbolo che ha contribuito in maniera determinante a tenere viva questa denominazione oggi in ripresa, negli anni in cui era a rischio estinzione a favore del Lugana”.

A Selva Capuzza è di casa la sostenibilità, anche nei particolari meno evidenti o scontati: come ricorda Luca Formentini, e bottiglie sono più leggere del 30% rispetto a quelle “convenzionali”, mentre il 15% della superficie del podere non è coltivata a vigneto per garantire un buon livello di biodiversità. Non per caso abbiamo raggiunto  Selva Capuzza a bordo del Volkswagen ID Buzz Pro+, il pulmino elettrico che ricorda nelle forme il leggendario Bulli.

IL PUNTO INTERROGATIVO DI CAMPO DEL SOGLIO

Campo del Soglio nasce nel 1988 con l’intenzione di salvare questo vino dall’oblio producendolo al massimo livello qualitativo possibile, esprimendo il meglio delle sue potenzialità. Nel 2008 la Comunità Europea vietò l’uso del nome Tocai riservandolo al Tokaji prodotto in Ungheria. Per questa ragione ai Formentini è stato impedito di attribuire un nome all’uva dalla quale viene prodotto un vino che ha radici profonde, in una DOC dalla stessa età del Lugana. Così, nel segno di una silenziosa polemica, dalla annata 2007, un punto interrogativo domina la retroetichetta.
Questo vitigno, senza più il suo nome originario, è caratterizzato da una notevole fragilità: buccia sottile, bassa acidità e breve curva di maturazione lo rendono esigente di cure e avido di attenzioni. Questi stessi aspetti si ritrovano durante la sua vinificazione e molto probabilmente rappresentano uno dei motivi che hanno portato l’abbandono quasi totale di quest’uva da parte di altre cantine. A Selva Capuzza sentono un legame molto profondo con questo vitigno, e questo ha portato la famiglia Formentini a ricercarne ostinatamente la migliore possibile espressione; Campo del Soglio è nato per dimostrare quanto sia impossibile pensare a questo territorio lasciando estinguere tale produzione. Dal punto di vista produttivo la vigna deve essere tenuta a una resa produttiva molto bassa, quasi la metà di quella consentita dal disciplinare. Le uve vengono raccolte a mano, condotte in cassette verso la cantina dove vengono pressate a soffice; il mosto viene immediatamente abbassato in temperatura e protetto in vasche in acciaio. Viene messo in bottiglia tra la primavera e l’estate, dopo un paio di mesi di affinamento può essere commercializzato. Campo del Soglio è un vino in cui eleganza e finezza sono i due elementi di maggiore spicco. Non è un vino per chi cerca potenza o sensazioni immediate, è un vino da ascoltare, un vino lento, timido. Non è nella forza ma nell’ampiezza che si esprimono i suoi profumi, tenui ma nitidi e chiari, tra il timo e la camomilla, a volte più floreali, altre più vegetali. Ha una evidente evoluzione nel bicchiere, beneficia dell’ossigenazione quasi come un vino rosso e come questo non teme l’alzarsi della temperatura, che lo lascia svelare tutta la sua complessità al gusto.
La finezza all’olfatto diventa eleganza per il palato, pulizia e linearità; il calore e la sensazione di densità sono presenti ma nello stesso tempo non ingombranti, rimangono leggere in un retrogusto ammandorlato.
Si chiude lasciando la bocca pulita, con il ricordo di una sapidità equilibrata e sottile.
E’ uno dei vini che ai Formentini sono costati più fatica e che ha dato più soddisfazioni. Il primo obiettivo era difendere la DOC dall’estinzione; arrivare quindi ai riconoscimenti ricevuti prima da Slow Food che lo ha considerato uno dei 270 migliori vini bianchi “quotidiani” italiani, ai 2 bicchieri e poi ai 3 bicchieri di Gambero Rosso rappresentano per la proprietà di Selva Capuzza una delle più avvincenti esperienze enologiche.

GLI INDIRIZZI UTILI NELLA ZONA…

Per un soggiorno prolungato a Selva Capuzza, tra i migliori ristoranti della zona sudgardesana, oltre a Cascina Capuzza, meritano una citazione l’Osteria dell’Orologio a Salò, Il Vecchio Larry di Pontoglio, l’Aquariva di Padenghe sul Garda; per un aperitivo in città, Areadocks a Brescia è un indirizzo fidato.

…E LE ATTIVITÀ DA PRATICARE NEL TEMPO LIBERO
Quali sono le attività principali che è possibile svolgere per gli ospiti di Borgo San Donino e per chi si concede una sosta per pasteggiare a Cascina Capuzza? L’elenco è sterminato ma, per sintetizzare le proposte, per gli sportivi si va dal golf, da praticare al Chervò Golf Club, a pochi metri dal podere, e al Garda Hotel San Vigilio Golf, alle escursioni in montagna, per esempio sul Monte Baldo, alle passeggiate in bicicletta lungo la ciclovia sul Mincio, fino a raggiungere Borghetto sul Mincio (che merita una visita) o, a distanza più ravvicinata, la Torre di San Martino della Battaglia. Shopping e cultura a Desenzano e Sirmione, fino a Brescia e Verona. Per chi viaggia con i bambini, infine, i parchi Naturaviva e Gardaland rappresentano un’attrazione irresistibile. Come dire che, a Selva Capuzza, oltre a mangiare e bere bene, si riposa ma non ci si annoia mai.


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