VOLKSWAGEN ID BUZZ PRO+
Con lo sfizioso pulmino elettrico della Casa tedesca abbiamo raggiunto il podere di Selva Capuzza, luogo in cui s’incontrano le eccellenze della cucina, dell’enologia e dell’ospitalità. Più di 400 km di autonomia e tanti spunti di design per un veicolo d’elite.
Avete presente quanti pulmini Volkswagen degli Anni Sessanta e Settanta “lavorano” oggi nel mondo della moda o delle manifestazioni fieristiche, dove fungono da sedi di negozi dello street food? Tanti, tantissimi. Attività prevalentemente stanziali, che non richiedono particolari cure tecniche e specifiche attenzioni nella manutenzione, con i vecchi 4 cilindri boxer a benzina che fanno onestamente il proprio lavoro anche dopo aver spento 50, 60, 70 candeline.
Per lavorare nel mondo dell’ospitalità e dei servizi di trasporto oggi occorrono però veicoli specifici. Meglio se elettrificati o elettrici. Il Volkswagen ID Buzz, proposto nelle versioni Shuttle (quella oggetto della nostra prova) e Van è uno di questi. Ha forme iconiche, che richiamano quelle del primo Bulli, reinterpretate alla luce delle più moderne tendenze stilistiche. E interni quasi futuristici, per stupire con elevati livelli di connettività ma anche per garantire la sostenibilità, tramite il ricorso a materiali riciclati e riciclabili. Che sul pulmino Volkswagen elettrico fanno la loro bella figura grazie a un design ricercato, sofisticato, che non perde però mai di vista la praticità.
Abbiamo utilizzato un ID Buzz Pro+ per recarci a Selva Capuzza, podere a sud di Desenzano del Garda dove hanno sede l’agriturismo Borgo San Donino e il ristorante Cascina Capuzza.
CINQUE POSTI E UN DESIGN INCONFONDIBILE
Gli ingombri sono da monovolume di fascia intermedia: notevoli ma non eccessivi se si considera che la lunghezza è di 471 cm, la larghezza di 199 cm e l’altezza di 193 cm. I posti sono cinque: occorrerà aspettare ancora qualche mese per poter ordinare l’ID Buzz a passo lungo, capace di accogliere a bordo 7 persone. Viaggiando sul pulmino elettrico Volkswagen non si passa inosservati, specie se il veicolo è bianco e giallo come quello della nostra prova: sa attirare gli sguardi con simpatia, e pure con benevolenza quando capita di lasciarlo un paio di minuti in seconda o tripla fila per svolgere una commissione. Una domanda può sorgere, a questo punto: che bisogno c’era, in casa Volkswagen Veicoli Commerciali, di affiancare un altro modello ai già noti Transporter Kombi, Caravelle T6.1, Multivan T6.1 4Motion e Multivan T7 PHEV? Una prima risposta potrebbe far leva sul fatto che solo l’ID Buzz è 100% elettrico. Ma la realtà è data dal fatto che mentre i T6.1 sono mezzi da lavoro a tutti gli effetti, derivati da un furgone e proposti con un occhio ai numeri (costi di gestione, tempi operativi di utilizzo), l’ID Buzz non scende a compromessi con gli aspetti più pratici della vita quotidiana. Per rifornire la batteria di trazione da 77 kWh dal 20% al’80% della carica massima occorre una mezz’oretta dalle colonnine in corrente continua se si riesce a sfruttare la potenza di ricarica massima di 170 kW.
STILE FUTURISTICO ALL’INTERNO
Quadro strumenti e pannello dell’infotainment sembrano tablet appoggiati al cruscotto, con il primo che mostra autonomia e capacità residua della batteria nell’ambito di uno schermo solo parzialmente riconfigurabile (non è possibile visualizzarvi le mappe di navigazione ma solo indicazioni a pittogrammi sulla direzione da mantenere o assumere). Il “navi” invece aggiunge, alle funzionalità abituali delle mappe digitali (visione a 3D, a 2D nel senso di marcia oppure orientata a Nord) come richiamo degli indirizzi precedenti e scelta dell’itinerario, anche le indicazioni relative alla raggiungibilità degli ultimi indirizzi memorizzati con l’attuale carica della batteria. Un dettaglio intelligente da non trascurare mai. Non manca il sistema di riconoscimento della segnaletica stradale, con la possibilità di adattare l’andatura impostata dal cruise control adattivo (la guida assistita di Livello 2 è opzionale a meno di 1000 euro ed è disponibile nell’ambito del pacchetto Assistenza Plus o nell’Inteligent Travel Assist che comprende anche il Side Assist e lo Swarm Data). Tra gli effetti speciali che l’ID Buzz riesce a regalare ai passeggeri spicca la barra a LED che percorre trasversalmente tutta la plancia colorandosi a seconda del richiamo da sottoporre al guidatore: si illumina di rosso, per esempio, quando ci si avvicina troppo a un ostacolo.
SI SALE E SCENDE COMODAMENTE
L’accessibilità è molto buona, complici il predellino integrato e il generoso angolo di apertura delle porte anteriori, mentre quelle posteriori, ad azionamento elettrico, sono scorrevoli e lasciano agio a chi deve salire anche con una borsa o una valigetta in mano. Il divano posteriore è scorrevole per ben 15 centimetri e sdoppiato in due parti asimmetriche, in proporzione 60%-40%. Inoltre i rispettivi schienali sono inclinabili separatamente, così che si possa scegliere la postura preferita e ampliare leggermente il volume destinato ai bagagli che il Costruttore indica in 1121 dmc (2205 dmc con l’ID Buzz in configurazione 2 posti). Con il piano di carico configurabile, opzionale (bisogna ordinare il pacchetto Comfort Plus che comprende anche, per meno di 800 euro, 3 porte USB-C anteriori e 4 posteriori, i sedili e il volante riscaldabili, il parabrezza isolante e la consolle centrale rimovibile con vani portaoggetti), è possibile creare un doppio fondo, utile a riporre i cavi di ricarica, ma soprattutto allineare la superficie di stivaggio a quella che si viene a creare abbattendo gli schienali del divano posteriore. Sugli schienali anteriori non mancano poi i tavolinetti ripiegabili con un ampio foro portabicchieri, né i braccioli regolabili su entrambi i lati e per ambedue le poltrone. Quanto a versatilità e funzionalità, dunque bene, ma non benissimo: mancano infatti lo schenale centrale ripiegabile e la ski-sac.
SODDISFA TUTTI ANCHE IN MOVIMENTO
Tanto in città quanto sui percorsi extraurbani l’ID Buzz regala soddisfazioni inattese dal punto di vista dinamico, con una maneggevolezza quasi sorprendente che gli deriva dallo schema tecnico con motore e trazione posteriori, soluzione in grado di consentire alle ruote anteriori un angolo di sterzata eccezionale (il diametro di volta tra marciapiedi è di soli 11,09 metri), e con un’agilità notevole testimoniata dai tempi in accelerazione da 0 a 50 km/h, meno di 4 secondi, e da 0 a 100 km/h in 10,2 secondi, garantiti dal motore da 150 kW e 310 Nm. Molto bene lo sterzo per precisione e sensibilità, ancora meglio i freni, capaci di fermare l’ID Buzz (che pesa quasi 25 quintali a vuoto, non dimentichiamolo mai) in 38-39 metri da 100 km/h con una notevole resistenza alla fatica. Il passo lungo, 299 cm, compensa l’altezza rilevante: in caso di errore l’ESP a riportare in traiettoria il pulmino elettrico Volkswagen. Evento del resto rarissimo, data la bontà dello schema delle sospensioni, con geometria McPherson davanti e bracci multipli al retrotreno. Il prezzo? Si parte da 66.730 euro IVA compresa (70.730 euro per la più ricca versione Pro+ provata, che ha di serie le porte laterali e il portellone a comando elettrico, la vernciatura bicolore, i fari LED Matrix con commutazione automatica abbaglianti-anabbaglianti e il navigatore Discover Pro con monitor da 12 pollici): non è un pulmino per tutti. E non solo perché è elettrico.
SELVA CAPUZZA: UN INDIRIZZO 100% GREEN
In quell’angolo della regione padana in cui quasi s’incontrano le province di Brescia, Mantova e Verona, a soli 4 chilometri dal Lago di Garda, sorge Selva Capuzza, un toponimo storico che richiama una zona boschiva, un tempo non coltivata e poi bonificata dai frati benedettini. Se l’origine agricola latina del nome Selva (Silva) è chiara, merita una spiegazione il termine Capuzza, che deriva dalla posizione lievemente sopraelevata della località, posta sulle colline moreniche che si sopraelevano sul Benaco. Siamo a 110 metri sul livello del mare, un’altitudine relativa ma più che sufficiente per ricevere i venti freddi provenienti da Nord e quelli caldi da Sud nei diversi momenti della giornata, condizione ideale – assieme al terreno calcareo-argilloso e ricco di sassi – per la coltivazione delle vigne e per la produzione del vino. L’unicità di questo contesto ambientale ha incoraggiato la famiglia Formentini, dedita a questo mestiere dal 1917 a dedicarsi completamente alla ricerca della massima espressione qualitativa delle uve autoctone e tradizionali, come Turbiana, Tuchì, Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese, per produrre le denominazioni che prendono vita all’interno del podere, a testimoniare la sua importante vocazione: Lugana, San Martino della Battaglia e Garda Classico.
UN AMBIENTE ISPIRATO DALLA BIODIVERSITÀ
All’interno del podere Selva Capuzza si trovano anche olivi, un bosco nato come tartufaia, ampi spazi aperti dedicati alla biodiversità, un parco di gelsi secolari e due piccoli laghetti.
Della proprietà Formentini fanno quindi parte la cantina di vinificazione, attiva dal 2001, dove si svolge il processo completo di produzione delle uve provenienti dai sei vitigni storici autoctoni della zona, la Cascina Capuzza, dove è possibile pranzare o cenare con i piatti e i vini della tradizione locale nell’annesso ristorante attivo dal 1986, prima licenza agrituristica della Regione Lombardia, e Borgo San Donino, che dal 2003 offre ospitalità in un contesto di quiete eccezionale nell’ambito di 11 appartamenti arredati personalmente dalla famiglia Formentini e ricavati da un’antica struttura millecentesca, rigorosamente privi di apparecchi televisivi e per i cui ospiti è prevista anche una piscina a pochi metri dalll’edificio principale, così che le attività acquatiche e natatorie non creino disturbo a chi è in cerca di riposo.
UN’OFFERTA NEL SEGNO DELL’ECCELLENZA
Tra i vini distribuiti da Visconti 43, sono prodotti da Selva Capuzza lo Spumante Metodo Classico Brut Millesimato Hirundo 2018, i rossi Garda Classico Rosso Superiore Madér 2017, il Groppello Garda Classico San Biagio 2022, Rosso Garda Classico Dunant 2018, il rosé Chiaretto Garda Classico San Donino 2022, e i bianchi Lugana Selva 2022, Passito Lume Benaco Bresciano, il Lugana 2022, il Lugana Riserva Menasasso 2019, il Nulla 2021 (in tiratura limitata) e il pezzo forte della cantina Selva Capuzza, il Bianco San Martino della Battaglia Campo del Soglio 2021, che si fregia della valutazione “3 bicchieri” del Gambero Rosso.
In particolare, per questa etichetta, è importante sottolineare che per la prima volta nella storia il San Martino della Battaglia ottiene i “3 bicchieri” del Gambero Rosso. San Martino della Battaglia è stata una DOC a fortissimo rischio di estinzione ed è ancora oggi una delle Denominazioni di Origine più piccole in Italia, descritta da Luca Formentini, quarta generazione dei proprietari e vinificatori di Selva Capuzza, come “La più piccola DOC bresciana, etichetta simbolo che ha contribuito in maniera determinante a tenere viva questa denominazione oggi in ripresa, negli anni in cui era a rischio estinzione a favore del Lugana”.
A Selva Capuzza è di casa la sostenibilità, anche nei particolari meno evidenti o scontati: come ricorda Luca Formentini, e bottiglie sono più leggere del 30% rispetto a quelle “convenzionali”, mentre il 15% della superficie del podere non è coltivata a vigneto per garantire un buon livello di biodiversità. Non per caso abbiamo raggiunto Selva Capuzza a bordo del Volkswagen ID Buzz Pro+, il pulmino elettrico che ricorda nelle forme il leggendario Bulli.
IL PUNTO INTERROGATIVO DI CAMPO DEL SOGLIO
Campo del Soglio nasce nel 1988 con l’intenzione di salvare questo vino dall’oblio producendolo al massimo livello qualitativo possibile, esprimendo il meglio delle sue potenzialità. Nel 2008 la Comunità Europea vietò l’uso del nome Tocai riservandolo al Tokaji prodotto in Ungheria. Per questa ragione ai Formentini è stato impedito di attribuire un nome all’uva dalla quale viene prodotto un vino che ha radici profonde, in una DOC dalla stessa età del Lugana. Così, nel segno di una silenziosa polemica, dalla annata 2007, un punto interrogativo domina la retroetichetta.
Questo vitigno, senza più il suo nome originario, è caratterizzato da una notevole fragilità: buccia sottile, bassa acidità e breve curva di maturazione lo rendono esigente di cure e avido di attenzioni. Questi stessi aspetti si ritrovano durante la sua vinificazione e molto probabilmente rappresentano uno dei motivi che hanno portato l’abbandono quasi totale di quest’uva da parte di altre cantine. A Selva Capuzza sentono un legame molto profondo con questo vitigno, e questo ha portato la famiglia Formentini a ricercarne ostinatamente la migliore possibile espressione; Campo del Soglio è nato per dimostrare quanto sia impossibile pensare a questo territorio lasciando estinguere tale produzione. Dal punto di vista produttivo la vigna deve essere tenuta a una resa produttiva molto bassa, quasi la metà di quella consentita dal disciplinare. Le uve vengono raccolte a mano, condotte in cassette verso la cantina dove vengono pressate a soffice; il mosto viene immediatamente abbassato in temperatura e protetto in vasche in acciaio. Viene messo in bottiglia tra la primavera e l’estate, dopo un paio di mesi di affinamento può essere commercializzato. Campo del Soglio è un vino in cui eleganza e finezza sono i due elementi di maggiore spicco. Non è un vino per chi cerca potenza o sensazioni immediate, è un vino da ascoltare, un vino lento, timido. Non è nella forza ma nell’ampiezza che si esprimono i suoi profumi, tenui ma nitidi e chiari, tra il timo e la camomilla, a volte più floreali, altre più vegetali. Ha una evidente evoluzione nel bicchiere, beneficia dell’ossigenazione quasi come un vino rosso e come questo non teme l’alzarsi della temperatura, che lo lascia svelare tutta la sua complessità al gusto.
La finezza all’olfatto diventa eleganza per il palato, pulizia e linearità; il calore e la sensazione di densità sono presenti ma nello stesso tempo non ingombranti, rimangono leggere in un retrogusto ammandorlato.
Si chiude lasciando la bocca pulita, con il ricordo di una sapidità equilibrata e sottile.
E’ uno dei vini che ai Formentini sono costati più fatica e che ha dato più soddisfazioni. Il primo obiettivo era difendere la DOC dall’estinzione; arrivare quindi ai riconoscimenti ricevuti prima da Slow Food che lo ha considerato uno dei 270 migliori vini bianchi “quotidiani” italiani, ai 2 bicchieri e poi ai 3 bicchieri di Gambero Rosso rappresentano per la proprietà di Selva Capuzza una delle più avvincenti esperienze enologiche.
GLI INDIRIZZI UTILI NELLA ZONA…
Per un soggiorno prolungato a Selva Capuzza, tra i migliori ristoranti della zona sudgardesana, oltre a Cascina Capuzza, meritano una citazione l’Osteria dell’Orologio a Salò, Il Vecchio Larry di Pontoglio, l’Aquariva di Padenghe sul Garda; per un aperitivo in città, Areadocks a Brescia è un indirizzo fidato.
…E LE ATTIVITÀ DA PRATICARE NEL TEMPO LIBERO
Quali sono le attività principali che è possibile svolgere per gli ospiti di Borgo San Donino e per chi si concede una sosta per pasteggiare a Cascina Capuzza? L’elenco è sterminato ma, per sintetizzare le proposte, per gli sportivi si va dal golf, da praticare al Chervò Golf Club, a pochi metri dal podere, e al Garda Hotel San Vigilio Golf, alle escursioni in montagna, per esempio sul Monte Baldo, alle passeggiate in bicicletta lungo la ciclovia sul Mincio, fino a raggiungere Borghetto sul Mincio (che merita una visita) o, a distanza più ravvicinata, la Torre di San Martino della Battaglia. Shopping e cultura a Desenzano e Sirmione, fino a Brescia e Verona. Per chi viaggia con i bambini, infine, i parchi Naturaviva e Gardaland rappresentano un’attrazione irresistibile. Come dire che, a Selva Capuzza, oltre a mangiare e bere bene, si riposa ma non ci si annoia mai.


























